Togliatti presente
12 10 2008

Categorie : NOTIZIE

Da www.altravoce.net
C’è mica solo il Partito democratico ad avere i suoi bei problemi interni. Ci si mette pure Rifondazione, che in Sardegna vive una condizione di straordinaria autonomia sancita anche dallo statuto nazionale del partito: tanto che la maggioranza isolana, legata alla corrente minoritaria di Nichi Vendola, sconfitto al congresso dal gruppo che fa capo all’ex ministro Paolo Ferrero, detta legge nell’isola. Pure troppo, secondo la seconda area: si chiama “Rifondazione comunista in movimento” e si muove sul serio. Organizza la partecipazione alla manifestazione di sabato a Roma contro il governo Berlusconi - dovrebbero partire in 500, dall’isola - ma anche l’opposizione al segretario regionale Michele Piras, accusato di una gestione «autoreferenziale se non proprio autocratica».
Non saranno le faide dei democratici (anche loro, nel frattempo, sembrano assestarsi su posizioni più pacifiste) però la vicinanza con il congresso di novembre rischia di arrugginire prima del tempo gli ingranaggi della falce e martello. Se Piras non ribatte - «Non ho niente da dire», ma il concetto era stato chiarito nei giorni scorsi: «Già siamo pochi, il 40 per cento di pochi è ancora meno» - il gruppo dei ferreriani in Sardegna va giù pesante: nella gestione del partito «siamo in presenza delle più palesi violazioni di qualsiasi regola democratica».
A illustrare la posizione della minoranza isolana è il consigliere regionale Paolo Pisu assieme a Gianni Fresu, Vincenzo Pillai, Irma Ibba, Vittorio Macri e Giuseppe Stocchino. L’occasione è la mobilitazione in vista della manifestazione romana promossa dalle segreterie nazionali di Prc, Pdci e altre forze della sinistra: «Non è un caso che la presentazione la facciamo noi mentre avrebbe dovuta promuoverla il segretario. È chiaro che si fa finta di lavorare per il partito, quando nei fatti si opera per gestire le scelte della propria corrente. Non si capisce, in un momento in cui c’è l’esigenza di costruire una larga opposizione alle politiche antisociali e antipopolari del governo Berlusconi, a chi giova il silenzio assordante su una straordinaria mobilitazione politica e sociale come quella di sabato».
Quello che disturba è la scarsa attenzione, sostengono, riservata alla minoranza interna. Vale per il comitato politico regionale («Convocato in un giorno feriale, rendendo impossibile la partecipazione di diversi compagni lavoratori che non hanno la fortuna di essere funzionari di partito») ma anche per le azioni messe in campo in vista dell’appuntamento di novembre: «Anziché invitare l’attuale segretario Paolo Ferrero si preferisce chiamare l’ex segretario Bertinotti e l’ex capogruppo migliore per iniziative che nulla hanno a che fare con la direzione politica del partito, e orientare semmai alla costituzione di nuovi soggetti politici in palese contraddizione con la linea stessa del Prc».
Però, chiariscono, al congresso non ci sarà nessuna resa dei conti: solo «chiarimenti: chiediamo», dice Stocchino, «che vengano tenute in conto le nostre posizioni nazionali». Soprattutto l’attesa è perché si «riprenda una strada che da tempo si è abbandonata: quella della discussione e della democrazia interna». Per ora colpi di fioretto: poi si affileranno le falci, prima delle martellate.
