Alle elezioni europee VOTA COMUNISTA!

6 06 2009



Ricominciamo party

22 02 2009

Venerdì 27 febbraio, ore 20 al circolo Togliatti.

Dopo questa dura sconfitta elettorale è il momento di riflettere e di ripartire.
Forse è meglio ripartire con un momento conviviale, quindi il Circolo Togliatti invita tutti coloro i quali hanno animato questa difficle campagna elettorale ad un classica cena sociale.

Tra un po’ di buona cucina e del buon vino, pensiamo ai prossimi appuntamenti.

Calma e gesso, i comunisti vanno avanti.



Il 15 e 16 febbraio vota Comunista, vota Stocchino

7 02 2009



Sabato 22 novembre ore 17 - Banchetti contro il Carovita e Assemblea degli iscritti e simpatizzanti

20 11 2008

Cara compagna/o,

ti scrivo per informarti del fatto che il prossimo sabato 22 novembre, alle ore 17, nei locali del Circolo in via San Domenico 10, si terrà l’assemblea degli iscritti e dei simpatizzanti del circolo “Palmiro Togliatti”-Centro storico del Partito della Rifondazione Comunista.

Uno straordinario movimento sindacale, studentesco ed universitario sta rivitalizzando l’opposizione al governo delle destre, ma, contestualmente, le condizioni di vita della stragrande maggioranza della popolazione italiana, e sarda in particolare, peggiorano costantemente.

Chiamiamo tutti i nostri iscritti e simpatizzanti ad un’assemblea aperta, nella quale dibattere le forme d’iniziativa politica più adatte.

Ordini del Giorno:

- Situazione politica nazionale

- Riassetto organizzativo del circolo

- Prossime iniziative

Le conclusioni dell’assemblea saranno affidate al compagno Giovannino Deriu.

Il circolo sta attraversando un delicato momento economico, motivo per cui abbiamo aperto una sottoscrizione straordinaria, alla quale ti chiediamo di contribuire, secondo le tue disponibilità.

Comunicazioni:

  • Banchetti contro il carovita: sabato 22 e sabato 29 novembre, dalle ore 10, il circolo sarà presente in Piazza Costituzione per la raccolta delle firme per il referendum sul “Lodo Alfano” ed attività di informazione sul carovita.
  • Blog: è attivo, all’indirizzo www.circolotogliatti.altervista.org, il blog del circolo, nel quale potrai trovare tutte le informazioni sulle attività, oltre a degli approfondimenti sulla fase politica.
  • Giornalino: è stato riattivato il giornalino del circolo. La redazione si riunisce, il giovedì con scadenza bisettimanale. Nel caso volessi partecipare alla stesura puoi contattarci.
  • Turni di apertura: il circolo, come consuetudine, apre tutti i martedì e giovedì, dalle 19 alle 20:30.

Il Segretario

Alessandro Lobina



Il Giovannino

19 10 2008

Da Liberatzione Sarda

I comunisti tra congressi ed elezioni

Il terremoto politico rappresentato dalle ultime elezioni è tanto più grave quanto più produce effetti dilatati e differiti nel tempo. Le conseguenze immediate sono state devastanti per tutta l’area politica della sinistra d’alternativa, oggi priva di rappresentanza in parlamento; tuttavia esiste un margine per poter scongiurare ricadute di più lunga gittata. Un margine costituito dalla strada lunga e faticosa del ripensamento e della ricostruzione di una politica di classe da percorrere anche con una coraggiosa opera di sperimentazione di forme nuove nel radicamento sociale. Con facili scorciatoie non si ricostruisce un progetto politico. Con la sommatoria di gruppi dirigenti non si esce da una crisi che non è degli ultimi mesi ma di troppi anni. Le facili scorciatoie sono appetibili per piccoli gruppi di potere o per fenomeni di lobbie che trasversalmente interessano anche le forze della sinistra più radicale; possono condurre ad approdi differenti ma ugualmente inefficaci rispetto alla nostra ambizione. C’è il rischio di dare una risposta solo istituzionalista alla crisi più complessiva che attraversa noi comunisti e il resto della sinistra. L’altro rischio è rappresentato dalla tentazione di proporre pratiche di mera testimonianza incapaci di incidere nella società. Ritengo che la soluzione corretta non equivalga alla sintesi tra due soluzioni sbagliate; la soluzione va perseguita attraverso quella strada lunga e faticosa che i comunisti conoscono bene e che non intendono abbandonare neppure in situazioni più difficili. Nessuno può onestamente confondere il massimalismo testimoniale con il richiamo all’identità comunista. Le copiose e indicibili affermazioni di Vendola e Bertinotti che vorrebbero annerire sotto una cappa di fumosa retorica la gloriosa storia comunista del XX secolo non sono soltanto disoneste, sono pure funzionali a un’operazione politica perdente. Mi riferisco all’operazione politica identificata con la formula “costituente della sinistra”. Essa è la negazione in chiave moderata del progetto politico di Rifondazione, del suo ruolo storico. La stessa questione dell’unità della sinistra è clamorosamente contraddetta dal fatto che si mira a formare un nuovo soggetto politico sulla base della rottura di partiti esistenti. L’unità a sinistra si persegue con un continuo e umile lavoro di ricerca e di iniziativa comune, non con arroganti richiami a processi aggregativi irreversibili “con chi ci sta”.

Nell’uscire dalla crisi della sinistra antagonista si misurano differenti culture politiche ed è chiaro che la discriminante non è data da chi fa i conti con la vittoria della destra o chi li fa con la sconfitta della sinistra. La discriminante è data dalla resa o meno alle politiche moderate. Altra discriminante è data dall’idea di privilegiare le alleanze fra ceti politici piuttosto che la ricostruzione di relazioni col tessuto sociale. I conti con la vittoria della destra razzista e affarista di Berlusconi li dobbiamo fare tutti costruendo un’opposizione risoluta a questo Governo e alle sue politiche. Ma il cuore dell’opposizione sta ancora una volta nel Partito Comunista, non altrove.

Il bipolarismo del nostro sistema politico non è la causa della tendente marginalizzazione dei comunisti; è l’effetto dei rapporti di forza che sovrastano una forza alternativa come il PRC in nome di una normalizzazione che richiama tutto e tutti verso posizioni moderate e perciò funzionali alla borghesia. Ho motivo di ritenere che gli ostacoli che incontreremo nel nostro lungo e faticoso cammino non saranno le leggi elettorali o gli sbarramenti aritmetici. Sarà molto più problematico, per quanto necessario orientare la propria strategia alla modifica dei rapporti di forza nella società. Contestualmente occorre rinverdire quel binomio “unità e autonomia” che da sempre caratterizza lo spirito con cui Rifondazione si misura con le forze democratiche e di progresso. Isolamento e subalternità son due facce della stessa medaglia. I comunisti non possono riconoscersi in macroalleanze organiche egemonizzate da poteri forti, ma non possono neppure esimersi dal ricercare intese, anche di Governo, per ottenere conquiste utili ai lavoratori e alle masse popolari. I militanti comunisti sapranno ripartire ancora una volta da zero ma con un senso di appartenenza che spinge oltre le scadenze elettorali o le dispute congressuali. E’ questa, ancora oggi, la forza del Partito della Rifondazione Comunista. Ancora una volta c’è un lavoro di lunga lena ad attenderci.

di Giovannino Deriu

Comitato regionale PRC



Tutti a Roma

9 10 2008

Rifondazione sarda senza tregua
sfida tra maggioranza e minoranza
in vista del congresso di novembre

Da www.altravoce.net

C’è mica solo il Partito democratico ad avere i suoi bei problemi interni. Ci si mette pure Rifondazione, che in Sardegna vive una condizione di straordinaria autonomia sancita anche dallo statuto nazionale del partito: tanto che la maggioranza isolana, legata alla corrente minoritaria di Nichi Vendola, sconfitto al congresso dal gruppo che fa capo all’ex ministro Paolo Ferrero, detta legge nell’isola. Pure troppo, secondo la seconda area: si chiama “Rifondazione comunista in movimento” e si muove sul serio. Organizza la partecipazione alla manifestazione di sabato a Roma contro il governo Berlusconi - dovrebbero partire in 500, dall’isola - ma anche l’opposizione al segretario regionale Michele Piras, accusato di una gestione «autoreferenziale se non proprio autocratica».

Non saranno le faide dei democratici (anche loro, nel frattempo, sembrano assestarsi su posizioni più pacifiste) però la vicinanza con il congresso di novembre rischia di arrugginire prima del tempo gli ingranaggi della falce e martello. Se Piras non ribatte - «Non ho niente da dire», ma il concetto era stato chiarito nei giorni scorsi: «Già siamo pochi, il 40 per cento di pochi è ancora meno» - il gruppo dei ferreriani in Sardegna va giù pesante: nella gestione del partito «siamo in presenza delle più palesi violazioni di qualsiasi regola democratica».

A illustrare la posizione della minoranza isolana è il consigliere regionale Paolo Pisu assieme a Gianni Fresu, Vincenzo Pillai, Irma Ibba, Vittorio Macri e Giuseppe Stocchino. L’occasione è la mobilitazione in vista della manifestazione romana promossa dalle segreterie nazionali di Prc, Pdci e altre forze della sinistra: «Non è un caso che la presentazione la facciamo noi mentre avrebbe dovuta promuoverla il segretario. È chiaro che si fa finta di lavorare per il partito, quando nei fatti si opera per gestire le scelte della propria corrente. Non si capisce, in un momento in cui c’è l’esigenza di costruire una larga opposizione alle politiche antisociali e antipopolari del governo Berlusconi, a chi giova il silenzio assordante su una straordinaria mobilitazione politica e sociale come quella di sabato».

Quello che disturba è la scarsa attenzione, sostengono, riservata alla minoranza interna. Vale per il comitato politico regionale («Convocato in un giorno feriale, rendendo impossibile la partecipazione di diversi compagni lavoratori che non hanno la fortuna di essere funzionari di partito») ma anche per le azioni messe in campo in vista dell’appuntamento di novembre: «Anziché invitare l’attuale segretario Paolo Ferrero si preferisce chiamare l’ex segretario Bertinotti e l’ex capogruppo migliore per iniziative che nulla hanno a che fare con la direzione politica del partito, e orientare semmai alla costituzione di nuovi soggetti politici in palese contraddizione con la linea stessa del Prc».

Però, chiariscono, al congresso non ci sarà nessuna resa dei conti: solo «chiarimenti: chiediamo», dice Stocchino, «che vengano tenute in conto le nostre posizioni nazionali». Soprattutto l’attesa è perché si «riprenda una strada che da tempo si è abbandonata: quella della discussione e della democrazia interna». Per ora colpi di fioretto: poi si affileranno le falci, prima delle martellate.



Segretari a confronto

4 10 2008

Roma, 3 ott. (Apcom) - Il comunismo divide i comunisti: Fausto Bertinotti e Paolo Ferrero duellano sull’attualità del nome del partito al quale, ufficialmente, appartengono ancora entrambi. Le parole di Bertinotti sono contenute in una anticipazione dell’ultimo libro scritto da Bruno Vespa, ‘Viaggio in un’Italia diversa’: “Comunismo - afferma l’ex presidente della Camera - è una parola indicibile. Se fermi qualcuno per strada e gli dici: io sono comunista, quello non ti capisce”. Di qui, secondo Bertinotti l’errore del nuovo segretario di Rifondazione comunista, Ferrero, di guardare con simpatia a Di Pietro “perché non ti fermi più se dal comunismo precipiti nel populismo”.

“A differenza di Fausto, continuo a pensare - replica in una nota il segretario del Prc - che la parola comunismo sia evocativa e utile per illustrare il cammino di una lotta secolare, quella per l’eguaglianza e la libertà. Inoltre, se il problema è il logoramento di alcune parole, anche alcune che Fausto ha usato più volte con forza, come ad esempio la parola socialismo, non mi pare che stiano messe molto meglio della parola comunismo, anzi”.

“Proprio per questo il nostro partito - ricorda il leader del Prc - si chiama Rifondazione comunista, perché puntiamo e cerchiamo di elaborare, ormai da decenni, una riqualificazione anche delle parole, oltre che delle scelte e degli impegni politici che ne conseguono”.

“Infine, è la stessa parola politica e l’intera classe politica - sottolinea Ferrero - che oggi viene giudicata, dalla gente comune, alla stregua di una parolaccia. Questo dato di fatto, però, non mi porta a dire che bisogna abbandonare il campo dalla politica e la lotta per il cambiamento della politica. Anzi, proprio per questo motivo ritengo che la questione morale sia un punto centrale della ricostruzione della stessa credibilità della parola politica. Mi dispiace solo - conclude senza concedere troppo alla diplomazia il successore di Bertinotti - che lo capisca bene Di Pietro, e non Fausto”.



Verso il partito sociale

1 10 2008

Roma, il pane a un euro. I Gap spopolano nei quartieri

di

su Liberazione del 28/09/2008

Oltre una tonnellata di pane ad 1 euro al chilo è stata venduta in un’ora a Roma. È il bilancio del secondo sabato contro il carovita dei Gap (Gruppi di acquisto popolari) che dalla scorsa settimana offrono ai romani la possibilità di acquistare un chilo di pane a 1 euro. I Gap, che consorziano diverse associazioni tra cui Action, Casetta rossa e Rifondazione comunista, dalle 10:30 erano presenti con cesti colmi di pagnotte in 10 punti in quartieri popolari: da San Lorenzo a Garbatella fino a Cinecittà e qui, hanno detto, hanno smaltito in circa un’ora 1.140 chili di pane «a buon mercato». Tra la folla accalcata davanti ai cestini moltissime famiglie ed anziani, allertati dal passaparola del sabato scorso quando erano stati venduti 800 chili di pane in un’ora. «Con questa iniziativa intendiamo sia dimostrare che è possibile abbassare i prezzi senza ridurre la qualità degli alimenti, sia aiutare i piccoli produttori locali» ha spiegato il consigliere provinciale della Sinistra Arcobaleno Gianluca Peciola.



Vendola lancia la Costituente, oltre il Prc

29 09 2008

da www.rifondazioneperlasinistra.it

L’applauso più lungo e partecipato, con le mani battute a ritmo come in un corteo, come ad accompagnare uno slogan, arriva quando Nichi Vendola esclama, alzando improvvisamente la voce: “Basta con gli annunci. Basta col dire che abbiamo deciso che decideremo. Noi dobbiamo aprire qui e ora i cantieri della nuova sinistra. Dobbiamo iniziare qui e ora il percorso costituente”. Qui e ora…

Qui. A Roma, Parco Brin, Garbatella, quartiere un tempo periferico, oggi di gran moda in virtù delle sue magnifiche ex case popolari, e tuttavia in larga misura ancora abitato da quelli che ci sono andati a vivere quando, qualche decennio fa, dire Garbatella, nella capitale, significava intendere periferia estrema. Sotto un tendone che non ce la fa a coprire da qualche sporadico scroscio di pioggia le circa milleduecento persone arrivate per verificare se davvero stavolta c’è il caso che a sinistra nasca qualcosa di nuovo, riparta una speranza, si apra una possibilità di impegno reale, o se siamo, tanto per cambiare, all’ennesima sventagliata di parole.
Qui. Nella prima assemblea dell’area “Rifondazione per la Sinistra”, nata la sera stessa della sconfitta della mozione Vendola al congresso del Prc di Chianciano ma con l’ambizione di andare oltre i suoi confini, di non restare una corrente di partito, sia pur fortissima (il 47,3% di Rifondazione), ma di dar vita a un’area tanto interna quanto esterna a quel partito. Il nucleo fondante di un nuovo soggetto politico.

Ora. Il 27 settembre del 2008, anno di grazia che a sinistra nessuno dimenticherà mai. L’anno dell’uragano. L’anno di una catastrofe che ha spazzato via tutto quel che c’era e che pareva solidissimo. Una tempesta devastante i cui effetti hanno appena cominciato a dispiegarsi e che minaccia di cancellare anche le ultime tracce della sinistra italiana.
Di questa sconfitta, delle sue ragioni profonde, delle sue radici e del quadro desolato che ci ha consegnato, avevano già parlato in molti. Maria Luisa Boccia, nella sua ricchissima relazione introduttiva. Scipione Semeraro, soffermandosi sul fronte del lavoro, Massimo Serafini, piazzando sotto l’obiettivo l’ambiente. Ma ci torna più e più volte anche Vendola, perché nulla oggi è più pericoloso e scioccamente rassicurante, del fingere di aver già capito tutto di quel disastro, o del convincersi che non ci sia niente da capire. Colpa nostra. Non siamo stati abbastanza combattivi. Basta tornare in piazza, ricollocarci nei territori, urlare forte, manifestare qualche volta, rinominarci “partito sociale” e l’incubo svanirà, tutto tornerà come prima.
Non è così. Perché la sconfitta non è solo faccenda “di flussi elettorali”. Prima di quei flussi, a determinarli, c’è stata la capacità della destra di imporre “un sistema di sogni di incubi, sino a far condividere a quella che viene di solito definita ‘opinione pubblica’ i suoi di diseguaglianza e i suoi incubi securitari”. Non è così. Perché ancor prima di quell’offensiva, culturale ancor più che politica, della destra italiana, viene una trasformazione del processo produttivo che ha reciso gli antichi e costitutivi legami della sinistra storica con il lavoro.
Non son cose che si possano affrontare proclamandosi partito sociale e urlando forte per darsi coraggio, come bimbi persi nel buio. Occorre molto di più. Una capacità di mettere in moto contemporaneamente nuove analisi e nuove forme organizzative, entrambe capaci di liberarsi dai condizionamenti del passato, entrambe adeguate ai tempi con i quali la sinistra è chiamata e obbligata, pena la scomparsa, a confrontarsi.
“C’è una sinistra – dice Vendola – che vuole dissolversi usando il vocabolario delle compatibilità. C’è una sinistra che vuole seppellirsi usando il vocabolario della testimonianza. Sono due facce della stessa medaglia”.
Tra questi due estremi falsamente antagonisti c’è l’oceano in cui dovrà muoversi il nuovo soggetto della sinistra italiana ed europea, le pagine bianche da riempire inventando un nuovo vocabolario. Questo e non altro è il suo compito.

Ma le gente che ha passato il suo sabato alla Garbatella non attende solo analisi. Aspetta qualche indicazione concreta, qualche segnale sul che fare. Dentro Rifondazione, la parola scissione non la pronuncia nessuno ma la pensano tutti. Qualcuno auspicandola, qualcuno temendola, qualcuno, i più, oscillando incerti. “Invece di chiederci come ci collochiamo, se dentro o fuori Rifondazione – suggerisce Nichi Vendola – domandiamoci cosa facciamo, come intrecciamo i fili della sinistra”.
La sua indicazione è secca. Iniziare subito un tesseramento dell’area, aperto anche a chi non faccia parte del Prc. Non è una scissione. E’ un passo reale, però, e di quelli che non prevedono retromarce possibili. Gli applausi scrosciano di nuovo.  Come quando Claudio Fava, qualche ora prima, aveva affermato che non si può ripetere in eterno che “abbiamo fatto il primo passo”. Siamo già oltre, e non ha senso chiedersi “se debba venire prima il contenuto o il contenitore. Il contenuto del nuovo soggetto siamo noi. Sono quindici di anni di lotte a sinistra della sinistra”. O come quando Alfonso Gianni, in mattinata, aveva ripreso l’intervista di Fabio Mussi a “Liberazione” per dire chiaro, per una volta senza giochi di parole, che serve un nuovo partito. Nulla di meno.
Fava ha tutte le ragioni. L’assemblea di ieri a Roma non è un primo passo. Non apre una fase. Al contrario, ne chiude una.  E’ l’ultima scena di un prologo, l’ultima sede nella quale si potessero fare annunci, esprimere auspici. Il soggetto di cui parliamo da mesi, nelle prossime settimane, dovrà passare la prova del fuoco, che è sempre e solo quella dei fatti. Dovrà darsi una fisionomia, cioè dar vita a un coordinamento comune tra tutte le aree che compongono, iniziare il tesseramento annunciato da Vendola, moltiplicare le iniziative comuni, aprire, ovunque possibile, le case della sinistra, forse trovare una sede centrale che dia il senso, anche simbolicamente, della comparsa in campo di una soggettività nuova. E alla fine riuscire a imporre una presenza condizionante, egemonica, nelle manifestazioni del prossimo autunno, da quella dell’11 ottobre allo sciopero generale della scuola.

Se non ci riusciremo più che di belle bandiere si dovrà parlare, e non per la prima volta, di belle parole. E le parole, fossero pure le più belle, profonde, intelligenti e analiticamente ben attrezzate, stavolta proprio non possono bastare.