Scritto da Marzia Bonacci
Beatrice Giavazzi è membro della Direzione nazionale del Prc ed è stata coordinatrice nazionale dell’organizzazione, ma fa anche parte della minoranza vendoliana che anima l’area Rifondazione per la sinistra, la stessa che si vede in queste ore sospesa fra la possibilità di lasciare il partito (come vorrebbero Giordano, Migliore, Sentinelli, Vendola) e quella di restare (come invece sostengono alcuni esponenti, da Rocchi a Gianni), rimandando la scissione a tempi futuri, magari dopo le elezioni europee. Con lei abbiamo parlato dei recenti avvenimenti interni alla sua area, dopo la presa di posizione degli anti-scissionisti
i quali, giovedì, hanno fatto sapere che sabato presenteranno un documento in cui spiegano perché si debba, nonostante la distanza con l’attuale segreteria, restare nel Prc, stimolati dall’intervista rilasciata a La repubblica da Giordano, che accelerava sui tempi dell’uscita degli ex bertinottiani. L’esponente della direzione ci ha spiegato perché al contrario sia opportuno questo divorzio e come, comunque, tempi e modi saranno decisi a Chianciano il 24 gennaio, quando si terrà la riunione dei vendoliani di Rifondazione per la sinistra.
Come hai vissuto questa notizia che parte degli esponenti della tua mozione e area, almeno 30, hanno elaborato un documento in cui si dicono contrari all’uscita dal Prc e sabato lo presenteranno ufficialmente?
Quel comunicato con cui è stata resa pubblica l’iniziativa dei compagni e delle compagne contrari ad uscire dal partito contiene alcune inesattezze: nomi di sostenitori che oggi hanno smentito e incarichi non reali. Al di là di questo, comunque, si tratta di persone stimabili, che pure non hanno una conoscenza troppo profonda della vita concreta e territoriale del partito, tanto che noi affettuosamente li indichiamo come il gruppo dei “senatori”…
Senatori che, però, non ci stanno a lasciare il Prc pur essendo nella tua stessa area e pur condividendo il progetto della costituente di sinistra…
L’ usciamo o meno dal partito non è il nocciolo della discussione…
Non sarà il nocciolo della discussione ma è ciò che interroga tutti coloro che assistono al vostro confronto interno sul che fare, se restare o meno dentro Rifondazione, soprattutto dopo la recente accelerazione di Giordano con l’intervista a Repubblica. Non temete una diaspora?
Non c’è nessuna diaspora nell’area vendoliana perché queste posizioni contrarie a lasciare il partito sono note da tempo. Abbiamo rifiutato di essere una corrente e abbiamo scelto di essere un’area politico-culturale-programmatica proprio per lasciare la piena libertà di confronto fra le molteplici posizioni politiche, fra le diverse strade che si possono intraprendere per arrivare al soggetto unico della sinistra. Un percorso che credo abbia in Vendola la personalità di conduzione più adatta, anche per la sua capacità di suscitare emozione, di cui questo progetto ha così bisogno.
Quindi nessun pericolo di dispersione del processo costituente?
Assolutamente no perché l’obiettivo di Rifondazione per la sinistra non è intaccato dalla scelta di rimanere o meno nel Prc. La nascita di una nuova soggettività unitaria della sinistra resta il fine di tutti noi che abbiamo sottoscritto la mozione 2, di coloro che restano e di coloro che se ne vanno. Un progetto che certamente è difficile, con il quale giornalmente ci confrontiamo, in un clima più generale di crisi, economica e politica, che investe il paese. L’unico vincolo per noi è l’obiettivo di una sinistra unita in un solo partito e, anche qualora qualcuno di noi uscisse dal Prc e qualcun’altro invece restasse, questo progetto non ne risentirebbe. Non siamo una realtà militare come quella di Grassi o Ferrero, ma una soggettività che si interroga e che è in divenire. Coloro che resteranno nel Prc continueranno ad essere interlocutori privilegiati, perché sono parte integrante del progetto di unità a sinistra. Sempre che in loro sia reale la volontà di perseguire quel fine del partito unico, di cui per altro non dubito.
Pensi che i compagni della tua area che vogliono restare nel Prc lo facciano perché non credono più nel progetto?
No. La motivazione è senz’altro quella che sostengono loro stessi e non credo ce ne siano altre, nascoste o camuffate. Certo non sono una sprovveduta e faccio politica da tempo, perciò so benissimo che alcuni di noi hanno ruoli nel partito e quindi anche la necessità di tutelare il posto di lavoro. Del resto, poi, l’uscita di Giordano, Ferrara, Migliore, Sentinelli, Vendola, cioè di esponenti di peso, apre un vuoto di potere nel Prc che potrebbe spingere qualcuno a correre per riempirlo…Ma francamente non mi sembra questo il caso.
Quindi meglio uscire. Perchè?
Perché non vedo il Prc come soggetto politico del futuro, sul piano ideologico, per come è stato rispolverato da Ferrero e Grassi, ma neanche sul piano sociale, come riferimento elettorale, almeno così come è stato pensato dall’attuale segreteria. Le elezioni abruzzesi lo hanno infatti confermato: i voti che sono stati guadagnati dal Prc in corsa solitaria sono di poco maggiori a quelli ottenuti in passato della sinistra arcobaleno. Anzi in totale abbiamo perso consenso come partito.
Però nella mozione con cui vi siete presentanti a Chianciano, durante il congresso, si escludeva la possibilità di una scissione. Non rischiate, con la recente posizione, di non mantenere fede a quel documento?
Ma questo non è vero, del resto non si poteva prevedere il futuro, i fatti politici che si sarebbero maturati col tempo.
Dunque l’intervista di Giordano la condividi integralmente? Eppure alcuni della tua area, appunto i contrari ad uscire, contestano il modo con cui si è data l’accelerazione al processo, accusando l’ex segretario di iper verticismo, di aver attuato un’operazione politicista…
L’intervista di Giordano è condivisibile nel merito, forse meno nella modalità perché si è prestata a fraintendimenti politici. Giordano doveva invece insistere sul fatto che le decisioni saranno prese, da ciascuno e ciascuna in modo libero, il 24 gennaio, quando a Chianciano si terrà l’assemblea della nostra area.
Però sembra ci sia poco da fraintendere. Giordano ha infatti detto che in questa Rifondazione non si può più restare…
Questo mi sembra incontestabile. Grassi ha poco da offrire lezioni di democrazia. Lo posso dire con cognizione di causa perché fino a quattro anni fa ero nella sua componente. La gestione del partito, con la vicenda di Sansonetti e Liberazione, ha dimostrato cosa sia diventato il Prc: per la prima volta si impone un licenziamento di un direttore di giornale per motivi ideologici, dimenticando che Liberazione è si proprietà del partito, ma è comunque un quotidiano, e deve quindi rispondere alle regole democratiche dell’informazione. L’attuale segreteria, cancellando la sua storia recente, lo vuole ridurre a bollettino di partito, o meglio dell’idea politica della maggioranza del partito. Questo non è mai successo nella storia della stampa di sinistra, è qualcosa di odioso e di nuovo. La vicenda Sansonetti e Liberazione ha un grande valore, perché esemplifica chiaramente il livello inaccettabile raggiunto dal confronto interno, che di fatto, in questo modo, la maggioranza nega. Per altro la mozione 2 ha incassato il 47,3% del consenso ed è la vera maggioranza del partito, a differenza di quella costruita da Ferrero e Grassi sommando anime diverse e singolarmente minoritarie.
Che tempi per la scissione?
I tempi li detta la società, la base, gli altri soggetti politici coinvolti nella costituente della sinistra. La questione dell’uscita dal Prc si porrà, ma non esiste un’ora x in cui realizzarla, essa è determinata non solo da noi ma anche dalle condizioni esterne. Comunque percorso, tempi e modalità saranno discussi dall’assemblea di fine gennaio.
Ci sono però le elezioni europee che sono una data limite per decidere se restare o meno. Voi proponete come irrinunciabile una lista elettorale di tutta la sinistra a cui Ferrero e Grassi dicono no. Che farete?
Il Prc per me ha esaurito la sua spinta propulsiva di soggetto di riferimento sociale, è evidente che alle elezioni europee non posso lavorare per rafforzarlo. Perciò bisogna adoperarsi -ed io lo farò- per costruire una soggettività più larga possibile, una lista più ampia possibile, che coinvolga Sd, Pdci, Verdi. Non voglio lasciare la società di sinistra a Di Pietro, come accaduto in Abruzzo.
Che possibilità ci sono che si arrivi veramente ad una lista unitaria della sinistra alle elezioni per l’europarlamento?
Sono ottimista. Pdci e verdi avevano una posizione politica più semplice della nostra, ma ci hanno dato tempo dimostrando comprensione verso la nostra difficoltà. La relazione è dunque migliorata con queste forze politiche. Quindi la lista unitaria della sinistra all’europee non sarà piccola, non sarà il “cartellino” elettorale di noi e di Sd, che per altro non interessa a nessuno dei due, ma un progetto di più vasto respiro che coinvolgerà tutti perché tutti sono indispensabili: non si può fare a meno del mondo ambientalista e dei comunisti innovatori di Bellilo e Guidoni, così come si cercherà di coinvolgere il sindacato, le organizzazioni sociali, quante più realtà sarà possibile.
Non temi un nuovo arcobaleno già bocciato alle urne?
No. A parte che non credo sia giusto gettare al macero in toto quell’esperienza che sottintendeva la volontà di un alleanza più larga. In caso, contesto le sue modalità di realizzazione perché è stato un esperimento gestito dai vertici e non dalla base. Memori di quell’errore abbiamo scelto di far nascere un’associazione, La Sinistra, e di dar vita a dicembre alle primarie delle idee.
E se all’europee naufragasse il tentativo unitario, sarebbe la fine del sogno del partito unico a sinistra?
Se ci presentiamo all’europee uniti non posso che esserne soddisfatta, in caso contrario non non sono preoccupata e credo il processo andrà avanti ugualmente. Personalmente vedo più nelle amministrative il vero banco di prova per una sinistra unita e di popolo, perché sono un’occasione di maggiore partecipazione della base e della società.
Bisogna dunque aspettare il 24 gennaio e Chianciano, l’assemblea di Rifondazione per la sinistra, per sapere cosa accadrà?
Si, in quella occasione si terrà una discussione vera e si deciderà sul da farsi, ognuno di noi chiarirà se vuole uscire o restare. Credo però che il grosso dell’area sceglierà di lasciare il Prc per costruire il progetto di un partito unico a sinistra da testare alle europee.