Solidarietà a Yassir

30 10 2008
Contro gli studenti la violenza dei fascisti
di Marco Sferini

Curzio Maltese non è un comunista, non è un “pericoloso sovversivo”. E’ un attento giornalista de “la Repubblica” che ha fornito una dettagliata descrizione alla televisione online del suo giornale in merito agli scontri che si sono generati a Roma, in piazza Navona, mentre era in corso il corteo degli studenti e il presidio davanti al Senato della Repubblica contro il decreto Gelmini.
Dunque, Maltese parla dell’arrivo dei giovani del “Blocco studentesco” tutti identificabili per la branditura di mazze di legno o ferro fasciate da strisce tricolori, altri per le magliette con sopra il logo dell’associazione neofascista. La radio in streaming sul loro sito è “Radio Bandiera nera”. Per carità… Noi potremmo chiamare la nostra “Radio Bandiera rossa”. Ma poi scorri altri link, come quello a “Casa Pound” o ad un altro sito dal nome roboante: “La testa di ferro”. Lo apri e scopri il solito mercatino di biografie cameratesche come quella su Nicola Bombacci, cappellini con la croce celtica e il più raffinato calendario “Un fascio di mesi” per soli dieci euro.
Insomma, la galassia neofascista giovanile spopola su questi siti internet e ora si ritrova anche davanti ad un corteo e a una manifestazione studentesca dove non c’è una sola bandiera colorata di rosso, dove non c’è una falce e martello a vedersi, dove si canta “Ma il cielo è sempre più blu” proprio davanti a quel Senato dove il senatore Cossiga sta esibendo la sua oratoria nel ripetere più o meno le cose dette ai giornali poche ore prima e invocando la fermezza di polizia e di ogni apparato dello Stato contro questa marea di proteste che proprio non piace all’ex presidente picconatore della Repubblica.
Quello che sappiamo, anche dalla testimonianza dal vivo di Maltese, è che i giovani armati di spranghe e bastoni hanno iniziato a provocare gli studenti al grido: “Duce, duce!”. Un gruppo di studenti di Roma Tre e insegnanti va a protestare dalla polizia ma non riceve alcuna protezione, dice il giornalista de “la Repubblica”. “Gli incidenti sono stati provocati. Non vengono dalla manifestazione studentesca. Sono stati provocati ad arte. La polizia ha sistematicamente manganellato gli studenti senza armi e ignorato gli altri. La scena mi ha ricordato per certi versi momenti peggiori del G8. Spero che sia un errore dei funzionari che hanno fatto molto male il loro lavoro.“.
Abbiamo virgolettato perchè è l’esatta trascrizione delle parole pronunciate da Curzio Maltese all’emittente del suo giornale. Ci sembra un copione visto, rivisto e rivisto ancora. Non solo a Genova nel 2001, ma anni e anni prima: anche in quei tempi in cui il senatore Cossiga era ministro dell’Interno e moriva ad una manifestazione radicale, per un proiettile vagante, la giovane Giorgiana Masi.
La storia del nostro Paese ci mostra, come del resto per molti altri Stati, un potere che cade nel panico quando deve fronteggiare un movimento di massa, da nord a sud della penisola, che si estende in lunghezza e in costanza temporale, che non molla la presa, che non decresce con i colpi di bastone - da qualunque parte provengano - ma che reagisce democraticamente, senza scendere sul terreno della cieca violenza, del sopruso, dell’abuso di potere più volte perpetrato a scapito dei più elementari e fondamentali articoli della nostra Costituzione.
Gli studenti che sono stati picchiati dai fascisti a piazza Navona non avevano bastoni, ma sono stati picchiati. I fascisti che avevano quei bastoni, non sono stati fermati, ma a più di una persona è sembrato che agissero indisturbatamente. Non è certo facile arginare la violenza quando è generale, quando, per l’appunto, degenera e si espande senza controllo, senza barriera, travolgendo cose, persone, tavolini di bar, insegne, sedie, negozi. Sopra le teste volano legni, pezzi di vetro, magari anche pietre. Un poliziotto, lo si vede bene in una foto del Corriere della Sera.it, prende in testa un mezzo bastone e si piega in una smorfia di dolore.
I giovani “anti-Gelmini”, neanche a dirlo, sono l’oggetto della provocazione fascista, sono lì per loro, non per protestare contro il ministro della Pubblica Istruzione. Gli sfottò, la tensione… l’adrenalina sale, gli animi si scaldano e quando poi senti che già due ragazzi sono stati bastonati da quelli con le spranghe tricolori, allora è sempre più difficile contenere la rabbia e non reagire.
I fascisti fanno bene il loro mestiere: dai tempi di Almirante, quando il fucilatore di partigiani guidava personalmente gli studenti del Fuan a manganellare i comunisti e i socialisti nelle università, non è poi passata molta acqua sotto i ponti. Anzi. Forse la stagnazione politica di questi anni ha fatto crescere erbacce da fiume che ora creano un ingorgo ancora maggiore al passaggio delle semplici norme della convinvenza civile.
Cantavano negli anni ‘70…: “Se non li conoscete, guardateli un minuto, li riconoscerete dal tipo di saluto. Lo si esegue a braccio teso, mano aperta e dita dritte, stando a quello che si è appreso dalle regole prescritte, è un saluto singolare, fatto con la mano destra, come in scuola elementare si usa far con la mestra per avere il suo permesso, d’assentarsi e andare al cesso…”. “Ora li riconoscete, ’sti fascisti, ’ste carogne, se ne tornino alle fogne con gli amici che han laggiù.“.
La canzoncina di Fausto Amodei continuava con altre identificazioni curiose del “tipo” di fascista che si incontrava in quegli anni. Ora molti sono giovani borgatari, sottoproletari e anche giovani “per bene”, qualunquisti sia della prima che dell’ultim’ora. Sono a tratti idealisti e a tratti spirituali, identitariamente nazionalisti e anche un po’ comunitari. Li ha cresciuti un culturame che ha sostituito le meticolosità della sinistra nell’analizzare la crisi sociale e nel non riuscire più a penentrarne il tessuto di vita. Oggi la grande folla degli studenti che invade le piazze e le vie d’Italia ha la possibilità di ricreare una sensazione comune, una forza socialmente attiva che non si disperde nel niente dopo la fine di un corteo.
Se il movimento “anti-Gelmini” non vuole perdersi dietro alle provocazioni fasciste, è necessario che non accetti nessun contatto con i fascisti, dichiarati o meno che siano. E’ comprensibile la domanda di “neutralità” della lotta che gli studenti ci chiedono: non vogliono essere eterodiretti, non vogliono che nessuna egemonia politica gli dica come e dove si devono muovere. Ciò è più che giusto e sacrosanto.
Però i ragazzi e le ragazze del movimento studentesco devono riconoscere chi lotta accanto a loro e vivere questa lotta per ciò che è: una battagia comune, che può e che deve essere sposata anche da chi ha una precisa connotazione politica come noi comunisti.
Questo esula dalla gestione di una piazza che le forze dell’ordine devono attuare nell’interesse collettivo, evitando sul nascere qualunque provocazione. Quando si è un fienile non si dovrebbe mai tenere in mano il cerino acceso. La prevenzione in questi casi è una misura di salute pubblica, di concretizzazione della fruizione dei diritti costituzionali di manifestazione del dissenso e di protesta.
Al compagno Yassir Goretz, arrestato dalla polizia e in attesa di un processo per direttissima a Roma per gli episodi che abbiamo descritto, esprimiamo tutta la nostra vicinanza e solidarietà. Siamo certi che tutta la comunità democratica e antifascista romana sarà vicina a Yassir che da sempre è schierato con i valori dell’uguaglianza, della pace e della solidarietà sociale e tra i popoli.



Mobilitazione Universitaria

27 10 2008

come avrete avuto modo di vedere la mobilitazione universitaria e non solo si è fatta di di dimensioni spropositate in questi giorni. In ogni facoltà si son formati gruppi di studenti che lavorano per contrastare il progetto che la legge 133/08 disegna per la nostra università italiana. Questi gruppi di studenti, di associazioni e quant’altro si sono dati un coordinamento interfacoltà che coordina e organizza la protesta nell’Università degli studi di Cagliari.

Questo coordinamento è UnicaMente CONTRO LA 133.
Il portale Web di coordinamento organizzativo è: http://www.unicamente.org

Nel sito troverai utili informazioni sugli sviluppi della mobilitazione, materiale infromativo e divulgativo, contatti e la possibilità di dare il tuo contributo.



Anche a Cagliari contro il caro vita

24 10 2008

Anche a Cagliari il Prc si mobilita, come in altre trecento piazze contro il Carovita.

Alle ore 10 il circolo Togliatti sarà al mercato di San Benedetto

http://www.esserecomunisti.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=26265



Il Giovannino

19 10 2008

Da Liberatzione Sarda

I comunisti tra congressi ed elezioni

Il terremoto politico rappresentato dalle ultime elezioni è tanto più grave quanto più produce effetti dilatati e differiti nel tempo. Le conseguenze immediate sono state devastanti per tutta l’area politica della sinistra d’alternativa, oggi priva di rappresentanza in parlamento; tuttavia esiste un margine per poter scongiurare ricadute di più lunga gittata. Un margine costituito dalla strada lunga e faticosa del ripensamento e della ricostruzione di una politica di classe da percorrere anche con una coraggiosa opera di sperimentazione di forme nuove nel radicamento sociale. Con facili scorciatoie non si ricostruisce un progetto politico. Con la sommatoria di gruppi dirigenti non si esce da una crisi che non è degli ultimi mesi ma di troppi anni. Le facili scorciatoie sono appetibili per piccoli gruppi di potere o per fenomeni di lobbie che trasversalmente interessano anche le forze della sinistra più radicale; possono condurre ad approdi differenti ma ugualmente inefficaci rispetto alla nostra ambizione. C’è il rischio di dare una risposta solo istituzionalista alla crisi più complessiva che attraversa noi comunisti e il resto della sinistra. L’altro rischio è rappresentato dalla tentazione di proporre pratiche di mera testimonianza incapaci di incidere nella società. Ritengo che la soluzione corretta non equivalga alla sintesi tra due soluzioni sbagliate; la soluzione va perseguita attraverso quella strada lunga e faticosa che i comunisti conoscono bene e che non intendono abbandonare neppure in situazioni più difficili. Nessuno può onestamente confondere il massimalismo testimoniale con il richiamo all’identità comunista. Le copiose e indicibili affermazioni di Vendola e Bertinotti che vorrebbero annerire sotto una cappa di fumosa retorica la gloriosa storia comunista del XX secolo non sono soltanto disoneste, sono pure funzionali a un’operazione politica perdente. Mi riferisco all’operazione politica identificata con la formula “costituente della sinistra”. Essa è la negazione in chiave moderata del progetto politico di Rifondazione, del suo ruolo storico. La stessa questione dell’unità della sinistra è clamorosamente contraddetta dal fatto che si mira a formare un nuovo soggetto politico sulla base della rottura di partiti esistenti. L’unità a sinistra si persegue con un continuo e umile lavoro di ricerca e di iniziativa comune, non con arroganti richiami a processi aggregativi irreversibili “con chi ci sta”.

Nell’uscire dalla crisi della sinistra antagonista si misurano differenti culture politiche ed è chiaro che la discriminante non è data da chi fa i conti con la vittoria della destra o chi li fa con la sconfitta della sinistra. La discriminante è data dalla resa o meno alle politiche moderate. Altra discriminante è data dall’idea di privilegiare le alleanze fra ceti politici piuttosto che la ricostruzione di relazioni col tessuto sociale. I conti con la vittoria della destra razzista e affarista di Berlusconi li dobbiamo fare tutti costruendo un’opposizione risoluta a questo Governo e alle sue politiche. Ma il cuore dell’opposizione sta ancora una volta nel Partito Comunista, non altrove.

Il bipolarismo del nostro sistema politico non è la causa della tendente marginalizzazione dei comunisti; è l’effetto dei rapporti di forza che sovrastano una forza alternativa come il PRC in nome di una normalizzazione che richiama tutto e tutti verso posizioni moderate e perciò funzionali alla borghesia. Ho motivo di ritenere che gli ostacoli che incontreremo nel nostro lungo e faticoso cammino non saranno le leggi elettorali o gli sbarramenti aritmetici. Sarà molto più problematico, per quanto necessario orientare la propria strategia alla modifica dei rapporti di forza nella società. Contestualmente occorre rinverdire quel binomio “unità e autonomia” che da sempre caratterizza lo spirito con cui Rifondazione si misura con le forze democratiche e di progresso. Isolamento e subalternità son due facce della stessa medaglia. I comunisti non possono riconoscersi in macroalleanze organiche egemonizzate da poteri forti, ma non possono neppure esimersi dal ricercare intese, anche di Governo, per ottenere conquiste utili ai lavoratori e alle masse popolari. I militanti comunisti sapranno ripartire ancora una volta da zero ma con un senso di appartenenza che spinge oltre le scadenze elettorali o le dispute congressuali. E’ questa, ancora oggi, la forza del Partito della Rifondazione Comunista. Ancora una volta c’è un lavoro di lunga lena ad attenderci.

di Giovannino Deriu

Comitato regionale PRC



La sanità in Cina

15 10 2008

Care compagne e compagni,

il Sardegna del 15 ottobre ospita un mio piccolo intervento sulla sanità cinese. Spero di farvi cosa gradita se ve lo giro.

A presto,
Enrico Lobina

Michael, giovane musicista che sta cercando un futuro a Pechino, ha pagato 1.000 euro per un’appendicite. Si trattava di un ospedale di medio livello: stanza sporca e infermieri poco interessati al paziente.

Un cinese avrebbe dovuto sborsare la stessa cifra. Un cinese di città, con grandi difficoltà, se lo sarebbe potuto permettere. Un cinese di campagna no.

Nel 1949 l’aspettativa di vita alla nascita era 35 anni. La realizzazione del modello di sanità pubblica voluto dai comunisti costituì, seppur tra alti e bassi, un successo mondiale. L’aspettativa di vita, alla fine degli anni settanta, era quasi raddoppiata: 66 anni.

Dal 1980 la sanità è stata privatizzata. L’aspettativa di vita ha continuato lentamente a crescere. Però oggi la sanità è un tallone d’Achille dello stato. Centinaia di milioni di contadini e di poveri non hanno accesso alle cure sanitarie di cui avrebbero bisogno. Non le possono pagare. I rischi di epidemie e pandemie sono sempre più presenti.

In questa cornice il regime ha introdotto, nel 2003, lo Schema Medico Cooperativo Rurale.

E’ uno strumento assicurativo volontario. Gestito a livello locale, viene finanziato dall’utente e dal governo. L’80% della popolazione rurale ne usufruisce. Sembra, però, che i risultati siano stati un incremento delle visite e dei ricoveri. Che in parte si pagano. In ogni caso, la parte più povera della popolazione rimane esclusa.

Il governo cinese, tra tentennamenti e difficoltà, vorrebbe affrontare la situazione. Che rischia di vanificare anni di crescita economica.

Per i sardi, che usufruiscono di uno dei sistemi sanitari migliori al mondo, un promemoria: difendiamo ciò che abbiamo e miglioriamolo.



Venerdì 17 Cena popolare al circolo

15 10 2008

Per tutti i compagni e le compagne interessati.

Venerdì al circolo ci sarà cena popolare. Lo chef della serata sarà Riccardo e la portata più importante sono i malloreddus.

Invitiamo tutti a venire, anche per darci una mano per l’affitto.

Appuntamento alle 19 per aperitivo e poi si passa direttamente alla cena.

Per gli iscritti è il momento giusto di versare la propria sottoscrizione



Classi d’inserimento…

15 10 2008

denominazione: “classi di inserimento”. Fassino: “Regressione culturale”

Classi ponte per alunni stranieri
Sì della Camera a mozione Lega

Classi ponte per alunni stranieri Sì della Camera a mozione LegaMaria Stella Gelmini

ROMA - Classi “d’inserimento” per bambini extracomunitari. La Camera ha approvato la mozione della Lega Nord in materia di accesso degli studenti stranieri alla scuola dell’obbligo. Il testo, approvato dopo un infiammato dibattito, è passato con una diversa denominazione: non più “classi ponte”, così come originariamente indicato nella mozione presentata dal leghista Roberto Cota, ma la nuova denominazione che parla, appunto di “classi di inserimento”. E’ stato il vice capogruppo vicario del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, a proporre di cambiare il nome all’oggetto per “rendere più evidente l’obiettivo della proposta, ossia l’integrazione degli studenti”. Per Piero Fassino si tratta invece di “una regressione
culturale prima ancora che politica”, “e non solo produce un principio di discriminazione ma, e questa è la cosa più grave, discrimina tra i bambini e i più piccoli, che è la cosa più abbietta”.

Il testo della maggioranza è passato con 256 sì, 246 no e un astenuto. Bocciate le mozioni dell’opposizione. Il testo approvato a Montecitorio impegna il governo a “rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, favorendo il loro ingresso, previo superamento di test e specifiche prove di valutazione”. “Favorendo”, dunque, e non più “autorizzando” come si leggeva nel testo originario: una modifica sostanziale che sottolinea il valore non selettivo della norma. A chi non supera i suddetti test vengono messe a disposizione le “classi ponte che consentano agli studenti stranieri di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all’ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti”.


La mozione impegna inoltre il governo “a non consentire in ogni caso ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ciascun anno, al fine di un razionale ed agevole inserimento degli studenti stranieri nelle nostre scuole”. Infine, si prevede “una distribuzione degli studenti stranieri proporzionata al numero complessivo degli alunni per classe, per favorirne la piena integrazione e scongiurare il rischio della formazione di classi di soli alunni stranieri”, oltre che “nelle classi ponte, l’attuazione di percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l’elaborazione di un curriculum formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, oltre che dell’educazione alla legalità e alla cittadinanza”.
(15 ottobre 2008)



Togliatti presente

12 10 2008



Tutti a Roma

9 10 2008

Rifondazione sarda senza tregua
sfida tra maggioranza e minoranza
in vista del congresso di novembre

Da www.altravoce.net

C’è mica solo il Partito democratico ad avere i suoi bei problemi interni. Ci si mette pure Rifondazione, che in Sardegna vive una condizione di straordinaria autonomia sancita anche dallo statuto nazionale del partito: tanto che la maggioranza isolana, legata alla corrente minoritaria di Nichi Vendola, sconfitto al congresso dal gruppo che fa capo all’ex ministro Paolo Ferrero, detta legge nell’isola. Pure troppo, secondo la seconda area: si chiama “Rifondazione comunista in movimento” e si muove sul serio. Organizza la partecipazione alla manifestazione di sabato a Roma contro il governo Berlusconi - dovrebbero partire in 500, dall’isola - ma anche l’opposizione al segretario regionale Michele Piras, accusato di una gestione «autoreferenziale se non proprio autocratica».

Non saranno le faide dei democratici (anche loro, nel frattempo, sembrano assestarsi su posizioni più pacifiste) però la vicinanza con il congresso di novembre rischia di arrugginire prima del tempo gli ingranaggi della falce e martello. Se Piras non ribatte - «Non ho niente da dire», ma il concetto era stato chiarito nei giorni scorsi: «Già siamo pochi, il 40 per cento di pochi è ancora meno» - il gruppo dei ferreriani in Sardegna va giù pesante: nella gestione del partito «siamo in presenza delle più palesi violazioni di qualsiasi regola democratica».

A illustrare la posizione della minoranza isolana è il consigliere regionale Paolo Pisu assieme a Gianni Fresu, Vincenzo Pillai, Irma Ibba, Vittorio Macri e Giuseppe Stocchino. L’occasione è la mobilitazione in vista della manifestazione romana promossa dalle segreterie nazionali di Prc, Pdci e altre forze della sinistra: «Non è un caso che la presentazione la facciamo noi mentre avrebbe dovuta promuoverla il segretario. È chiaro che si fa finta di lavorare per il partito, quando nei fatti si opera per gestire le scelte della propria corrente. Non si capisce, in un momento in cui c’è l’esigenza di costruire una larga opposizione alle politiche antisociali e antipopolari del governo Berlusconi, a chi giova il silenzio assordante su una straordinaria mobilitazione politica e sociale come quella di sabato».

Quello che disturba è la scarsa attenzione, sostengono, riservata alla minoranza interna. Vale per il comitato politico regionale («Convocato in un giorno feriale, rendendo impossibile la partecipazione di diversi compagni lavoratori che non hanno la fortuna di essere funzionari di partito») ma anche per le azioni messe in campo in vista dell’appuntamento di novembre: «Anziché invitare l’attuale segretario Paolo Ferrero si preferisce chiamare l’ex segretario Bertinotti e l’ex capogruppo migliore per iniziative che nulla hanno a che fare con la direzione politica del partito, e orientare semmai alla costituzione di nuovi soggetti politici in palese contraddizione con la linea stessa del Prc».

Però, chiariscono, al congresso non ci sarà nessuna resa dei conti: solo «chiarimenti: chiediamo», dice Stocchino, «che vengano tenute in conto le nostre posizioni nazionali». Soprattutto l’attesa è perché si «riprenda una strada che da tempo si è abbandonata: quella della discussione e della democrazia interna». Per ora colpi di fioretto: poi si affileranno le falci, prima delle martellate.



Segretari a confronto

4 10 2008

Roma, 3 ott. (Apcom) - Il comunismo divide i comunisti: Fausto Bertinotti e Paolo Ferrero duellano sull’attualità del nome del partito al quale, ufficialmente, appartengono ancora entrambi. Le parole di Bertinotti sono contenute in una anticipazione dell’ultimo libro scritto da Bruno Vespa, ‘Viaggio in un’Italia diversa’: “Comunismo - afferma l’ex presidente della Camera - è una parola indicibile. Se fermi qualcuno per strada e gli dici: io sono comunista, quello non ti capisce”. Di qui, secondo Bertinotti l’errore del nuovo segretario di Rifondazione comunista, Ferrero, di guardare con simpatia a Di Pietro “perché non ti fermi più se dal comunismo precipiti nel populismo”.

“A differenza di Fausto, continuo a pensare - replica in una nota il segretario del Prc - che la parola comunismo sia evocativa e utile per illustrare il cammino di una lotta secolare, quella per l’eguaglianza e la libertà. Inoltre, se il problema è il logoramento di alcune parole, anche alcune che Fausto ha usato più volte con forza, come ad esempio la parola socialismo, non mi pare che stiano messe molto meglio della parola comunismo, anzi”.

“Proprio per questo il nostro partito - ricorda il leader del Prc - si chiama Rifondazione comunista, perché puntiamo e cerchiamo di elaborare, ormai da decenni, una riqualificazione anche delle parole, oltre che delle scelte e degli impegni politici che ne conseguono”.

“Infine, è la stessa parola politica e l’intera classe politica - sottolinea Ferrero - che oggi viene giudicata, dalla gente comune, alla stregua di una parolaccia. Questo dato di fatto, però, non mi porta a dire che bisogna abbandonare il campo dalla politica e la lotta per il cambiamento della politica. Anzi, proprio per questo motivo ritengo che la questione morale sia un punto centrale della ricostruzione della stessa credibilità della parola politica. Mi dispiace solo - conclude senza concedere troppo alla diplomazia il successore di Bertinotti - che lo capisca bene Di Pietro, e non Fausto”.