Dai lavoratori Agile

21 11 2009

AGILE, EX EUTELIA: COME LICENZIARE 9.000 PERSONE SENZA CHE NESSUNO SE NE ACCORGA!!!!!

E’ iniziato il licenziamento dei primi 1.200 lavoratori di OLIVETTI-GETRONICS-BULL-EUTELIA-NOICOM-EDISONTEL TUTTI CONFLUITI IN: AGILE s.r.l. ora Gruppo Omega
Agile ex Eutelia è stata consegnata a professionisti del FALLIMENTO.
Agile ex Eutelia è stata svuotata di ogni bene mobile ed immobile.
Agile ex Eutelia è stata condotta con maestria alla perdita di commesse e clienti.
Il gruppo Omega continua la sua opera di killer di aziende in crisi, l’ultima è Phonemedia 6.600 dipendenti che subirà a breve la stessa sorte.
Siamo una realtà di quasi 10.000 dipendenti e considerando che ognuno di noi ha una famiglia, le persone coinvolte sono circa 40.000 eppure nessuno parla di noi.
Abbiamo bisogno di visibilità Mediatica, malgrado le nostre manifestazioni nelle maggiori città italiane (Roma – Siena_Montepaschi – Milano – Torino – Ivrea – Bari – Napoli – Arezzo) e che alcuni di noi sono saliti sui TETTI, altri si sono INCATENATI a Roma in piazza Barberini, nessun Giornale a tiratura NAZIONALE si è occupato di noi ad eccezione dei TG REGIONALI e GIORNALI LOCALI.
NON siamo mai stati nominati in nessun TELEGIORNALE NAZIONALE perché la parola d’ordine è che se non siamo visibili all’opinione pubblica il PROBLEMA NON ESISTE.
Dal 4-Novembre-2009 le nostre principali sedi sono PRESIDIATE con assemblee permanenti.
Se sei solidale con noi inoltra questo comunicato, non ti costa nulla, ma avrai il ringraziamento di tutti i lavoratori e le Lavoratrici di Agile ex Eutelia che da mesi sono senza stipendio.
Altrimenti questa azienda morirà.

Le Lavoratrici e i Lavoratori di Agile s.r.l. – ex Eutelia



Il Corsivo: Analisi postuma sul crollo della cortina di ferro e sulla crisi attuale

9 11 2009

Si ripropone qui un articolo pubblicato su L’Aurora di Giugno 2009

Non bisogna essere dei grandi economisti o filosofi per fare un’analisi un pochino semplice e seria delle differenze economiche e sociali tra le due Germanie, Est e Ovest.
La Repubblica Democratica Tedesca è partita da un posizione di forte svantaggio, il suo territorio è sempre stato prevalentemente a vocazione rurale e con una bassa densità di popolazione che successivamente ha causato pesanti carenze di manodopera, le sue risorse sono carenti e di scarsa qualità e importanza (lignite e potassa) , ha subito i danni maggiori nei bombardamenti visto che inglesi e americani prevedevano a chi sarebbe andata quella zona, inoltre la RDT si è dovuta ripagare i debiti di guerra fino in fondo.
La Repubblica Federale Tedesca invece aveva un territorio ricco di industrie e risorse:l’ antracite e minerali metalliferi le consentivano di produrre in quantità acciaio di qualità. Nel dopoguerra buona parte delle infrastrutture ed industrie erano lievemente danneggiate o perfino illese e pronte per ripartire o essere facilmente riconvertite per una produzione pacifica di beni di consumo.
Visto che molte industrie lavoravano con capitali anglo-americani molte di queste sono state risparmiate; perfino quando, alla faccia del sano patriottismo americano, queste erano essenziali alla macchina bellica tedesca!
I debiti di guerra sono stati in buona parte condonati e fiumi di denaro del piano Marshall hanno “dopato” l’economia del paese.
Berlino Ovest era ancora più dopata, era la vetrina per i tedesco orientali e quindi doveva dimostrare loro il benessere e l’opulenza del capitalismo. L’immigrazione verso Berlino Ovest veniva istigata ai tedesco orientali anche con consistenti premi in denaro ed era fortemente incoraggiata anche per i cittadini della Germania Ovest: i giovani erano esenti dalla leva militare, fiori di soldi venivano dati per iniziative culturali o artistiche incentivando l’arrivo di artisti (quasi sempre di dubbio talento oggettivo), si veniva praticamente pagati per risiedere lì…
Ultimo fattore, ma non per questo meno importante, è il fatto che una corsa agli armamenti in un paese capitalista ravviva l’economia e la crescita economica, mentre un paese socialista viene dissanguato poiché rappresenta uno spreco di energie e risorse preziose sottratte a processi produttivi ben più utili per la nazione. Sul piano dei diritti la Germania Est viene vista come uno stato malvagio che assillava i cittadini e li opprimeva con spionaggio e torture, quasi una continuazione speculare del nazismo.
La RFT non era affatto santa, non solo garantì de facto l’immunità a molti ex nazisti di spicco ma molti li riabilitò col consenso americano negli apparati statali non solo di difesa o di spionaggio.
Mise fuori legge il Partito Comunista Tedesco e varò il “Berufsverbot” (Divieto di lavoro), un provvedimento che ufficialmente interdiceva dal lavoro statale tutte le persone che ambissero al rovesciamento democratico dello stato, ma che De Facto divenne una vera e propria epurazione o caccia alle streghe in stile Maccartista nei confronti di tutti i comunisti o socialisti, tutto ciò ricorda immediatamente i mesti provvedimenti presi nello stesso paese qualche decennio prima..Rispetto a oggi cosa è più cattivo? È cattiva una nazione che riconosce concretamente ai propri cittadini il diritto al lavoro, alla casa e alla sicurezza economica, che attua un politica concretamente solidale e terzomondista? O è cattivo uno stato che nega ai suoi cittadini il diritto al lavoro, alla casa e alla giustizia; uno stato che condanna i lavoratori perfino statali all’incertezza del precariato, uno stato che bombarda civili di altri paesi sovrani o si rende complice di chi lo fa? Ma oggi cosa resta di tutto ciò? La cosiddetta “riunificazione” in realtà si è rivelata un’annessione; nella parte orientale il confine con la Polonia è invisibile, il reddito pro capite è ai livelli del Portogallo, la disoccupazione è quasi peggiore della Sardegna e una massiccia emigrazione ha causato un pesante crollo demografico, si abbattono perfino le case popolari perché tantissime sono sfitte e non c’è più nessuno ad abitarle. Dov’è il miracolo tedesco della riunificazione? Il termine “Ostalgie” (gioco di parole tedesco, EST-NOSTALGIA) non è solo una semplice mania feticista di qualche vetero comunista, ma una forte coscienza di classe, di tutti quei cittadini tedesco-orientali che sono consci di quello che è stato il crollo del muro e di quello che era la RDT: si stava meglio quando si stava peggio.
La DDR è stata in pratica annessa alla Germania Federale, quest’ultima in tutti questi anni a cercato in tutti modi e in tutti i campi di eliminarne il ricordo o qualsiasi cosa che da essa provenga, gli ex politici, burocrati, funzionari e dirigenti statali tedesco-orientali messi sotto processo come se fossero stranieri o criminali di guerra. Poco importa se essi agivano nel rispetto delle leggi del loro paese e servivano il loro paese, nei tribunali si pratica la giustizia dei vincitori contro i vinti.
Tutto ciò contrasta col fatto che non solo in Germania esiste ancora un partito erede del SED (partito “guida” della DDR): Die Linke (La sinistra) ma anche col fatto che le sue percentuali sono importanti soprattutto nei land Orientali! Eppure Die Linke non rinnega le sue origini, i suoi esponenti vanno fieri del passato, non li si vede come un Fassino o un Veltroni che si vergognano del passato, come se il PCI fosse la Banda della Uno Bianca.
Questi dati elettorali vengono confermati dai sondaggi, che per le percentuali a due cifre ogni tanto lasciano molti di sasso. Da questi sondaggi la gente afferma fieramente: che la STASI agiva come un normale servizio segreto, che il muro è un vallo di difesa e che i processi contro ex esponenti del partito sono illegittimi. Insomma una DDR riconosciuta come stato sovrano e legittimato in tutte le sue azioni, perfino quelle più controverse. Ma allora il supremo valore paradigmatico della libertà e della piena democrazia dove va a finire? Come può tutto ciò infrangersi contro due questionari dati a questi tedeschi Stalinisti o sadomasochisti?
Oppure come diceva Pertini: “non c’è libertà senza giustizia sociale e viceversa”. I Manic Street Preachers (gruppo rock Gallese) rimarcano il concetto con: “The freedom won’t feed my children” (la libertà non darà da mangiare ai miei figli). Beh, allora se confrontiamo queste due citazioni con la realtà siamo in una democrazia cartacea e in una tirannide quotidiana che permea la società italiana dai call center ai ponteggi da dove volano i muratori in nero, dalle acciaierie dove gli operai ardono vivi alle Poste dove i pensionati fanno la fila per 40€ di Social Card.
Questa tirannide non corre solo dentro i confini nazionali, crea ponti, ne esiste uno esemplare con due sponde: In Germania a fare da pilastro ci sono gli operai della Opel sull’orlo del baratro, in Italia l’altro pilastro è ancora da decidere, le opzioni sono 4, 4 stabilimenti Fiat: Mirafiori, Pomigliano D’Arco, Termini Imerese e Melfi. Su uno di questi pare cadrà la chiusura per poter permettere alla Fiat di comprare la Opel, i tiranni sono senza scrupoli e a volte gli piace la roulette russa, ma solo quando a giocare sono gli altri, loro mettono il proiettile e secondo come tirano pure il grilletto…
I tedeschi e i loro sindacati conoscono bene la Fiat e non sembrano intenzionati a darle fiducia, noi purtroppo rischiamo di pagare la troppa fiducia accordatale: con tutti i soldi che la Fiat ha preso dallo stato in tutti questi anni, oggi questa dovrebbe essere dello stato e dei cittadini. Per citare un esempio prese finanziamenti pubblici per salvare l’Alfa Romeo con l’impegno di tutelare i posti di lavoro e anche lo stabilimento di Arese. Le politiche occupazionali le vediamo tutti e lo stabilimento di Arese oggi è in mano agli immobiliari per le speculazioni edilizie. Forte del patriottismo la Fiat invita strumentalmente i consumatori italiani ad essere patrioti fieri e responsabili e acquistare le sue auto e contemporaneamente si comporta con i propri dipendenti come il peggiore dei disertori e pratica vigliaccamente il Capitalismo all’italiana: socializzare le perdite e capitalizzare gli utili.
Samuel Johnson, poeta e scrittore inglese, definiva il patriottismo come l’ultimo rifugio del farabutto, davanti a tutto ciò mai tale citazione fu più azzeccata.
Satta P. Daniele
Pezzo tratto da “L’aurora” di Giugno 2009



Seminari di formazione del Circolo PRC “Palmiro Togliatti”

9 11 2009

                               

Siete tutti invitati al corso di formazione del Circolo Palmiro Togliatti - centro storico, al termine degli incontri avvieremo dei brevi dibattiti.Tutti i seminari si terranno il Mercoledì alle 18 in V. San Domenico 10

- 11 Novembre: L’Arte dell’Organizzazione: La cultura dell’organizzazione nella costruzione di un Partito Comunista di massa.

- 18 Novembre: (1949-2009) Sessant’anni di Repubblica Popolare Cinese: crescita, sviluppo e affermazione del Socialismo con caratteristiche cinesi, e il suo ruolo all’interno del Fronte Antimperialista.

- 25 Novembre: Materialismo, struttura-sovrastruttura e classi nella storia: Attualità e utilità della teoria e della prassi Marxista oggi.

- 2 Dicembre: Il Fronte Antimperialista: Dal Sud America al Medioriente, la lotta dei Popoli contro l’imperialismo per l’Indipendenza e il Progresso Nazionale.



Dopo la Festa Comunista ecco la Cena Comunista

24 10 2009

Sabato 31 ottobre ore 20 e 30. Via San Domenico 10.

Come al solito, anche per necessità economiche, sabato prossimo cena sociale al Circolo.

Gli chef saranno riccardino e daniele

Vi aspettiamo numerosi

Per gli iscritti e simpatizzanti la cena sarà anche il momento per il rinnovo delle tessere e per il versamento delle consuete quote di sottoscrizione

Dopo la festa comunista ecco la cena comunista

sabato prossimo ore 20 al circolo, evento su fb http://www.facebook.com/profile.php?id=1544314910&ref=name#/event.php?eid=162292123116&ref=ts



La nostra Festa

15 09 2009

UNITI…

Cominciamo dalla fine: quel bel simbolo unitario con la falce e martello dalla quale non vogliamo più separarci e che ci accompagnerà in futuro per tutte le iniziative che organizzeremo.

Aggiungiamoci il lavoro incessante, preciso e gratuito di tanti compagni e compagne che con pochi mezzi e tanto entuasiasmo sono riusciti ad organizzare una manifestazione ricca di mostre, musica, dibattiti, libri, teatro e tanta buona cucina.

Ora tocca a voi: venite numerosi a trovarci per festeggiare insieme. Questa volta i COMUNISTI vi aspetteranno UNITI E PER UNIRE

WWW.FESTACOMUNISTA.ORG

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Soru, ex governatore illuminato. Anche in azienda?

16 07 2009

Tiscali non se la passa bene. Scomparse le attività estere, rimane Tiscali Italia. Tiscali UK è stata venduta ad un prezzo molto inferiore rispetto al valore reale. Costretto dalle banche a svendere, Renato Soru ha ceduto alle richieste di Banca Intesa e JP Morgan. Con l’ingresso di De Benedetti nel 2007, e l’aumento di capitale dello stesso anno, si puntava al rilancio. È successo esattamente il contrario. Le operazioni tentate si sono rivelate dei fallimenti, e la situazione finanziaria è peggiorata. Sino alla condizione attuale. L’assemblea dei soci, conclusasi il 30 giugno, ha varato importanti misure: riduzione del capitale sociale e aumento di capitale, cioè nuova offerta di azioni sul mercato.

Ma i lavoratori come stanno? Parliamo di 700 lavoratori con contratto telecomunicazioni. Più circa 500 che fanno riferimento alle ditte esterne. Tutti nel complesso de Sa Illetta. L’anno scorso, per i 700 dipendenti Tiscali, si è proceduto all’esodo incentivato. Se ne sono andati un centinaio, con un buono uscita di 13 mensilità. Alcuni si sono rimessi a studiare, altri avevano già altre offerte. Altri ancora hanno fatto un salto nel buio. In aziende simili, in caso di esodo, le mensilità offerte sono 18. E anche di più.

Ora alcuni di coloro andati via con l’incentivo sono tornati in azienda. Forse hanno restituito le 13 mensilità, o forse no. Alcuni sono rientrati come consulenti. Magari dopo aver seguito Renato nell’esodo da Viale Trento, palazzo della Presidenza della Giunta, a Sa Illetta.

Quasi tutti stanno davanti ad un computer per ore ed ore. Ma non esiste neanche un videoterminalista, a meno che non stai in un call center.

Non tanto per l’indennità, quanto per la pausa. Ogni videoterminalista ha diritto a 15 minuti di riposo ogni 2 ore di lavoro. Se chiedi all’ufficio personale una dichiarazione scritta in cui s’affermi che non ci sono videoterminalisti, l’ufficio nicchia. Te lo dice per mail, ma non con una comunicazione ufficiale. Troppo rischioso.

Si dice che Soru non sopportasse tutti quei dipendenti al bar in orario di lavoro. Evidentemente in pausa. Eliminata coattivamente la pausa, è stato anche chiuso il bar. O, meglio, aperto solamente dalle 8:00 alle 9:00 e dalle 12:30 alle 15:00. Così i fannulloni non hanno scuse. E i videoterminalisti? Non ci son più, anche se tutti continuano a fare sempre lo stesso lavoro. Il nipote di Renato, gestore del bar, ha perso un bel guadagno.

A Tiscali si guadagna dai 900 euro in su. Però il principio stesso lavoro stesso salario non vale. I lavoratori contrattano singolarmente la propria busta paga. Ci sono vicini di scrivania, con lo stesso livello e le stesse mansioni, che hanno salari diversi.

E sei fai straordinario il cartellino lo segna, ma non è detto che venga pagato. Per essere pagato devi fare una richiesta specifica. Se sei un neoassunto non la fai. Se hai paura del licenziamento non la fai. Se vuoi chiedere un aumento non la fai. E magari, se la fai, ti dicono che nessuno t’aveva espressamente chiesto di fare straordinario.

L’ufficio personale non fa solo questo. Non ti dice che hai diritto al congedo parentale, anche se una legge nazionale lo prevede. Se chiedi informazioni è titubante e vago, ma ti fa capire che non è cosa gradita. Quasi che il benessere dei dipendenti non fosse una precondizione per una vera produttività dell’azienda.

Benessere è anche non costringere i dipendenti a consumare i buoni pasto in giornata e solamente dentro l’azienda. O non costringerli a fare lunghe camminate, magari sotto la pioggia, quando si va a riprendere i bambini all’asilo solamente perché i cancelli devono rimanere chiusi. O dare a tutti un parcheggio non in divieto di sosta.

Renato Soru, tornato in azienda dopo l’esperienza come governatore, ha cambiato il logo. Da Tiscali. a Tiscali: (con due punti). Forse sarebbe ora di cambiare anche le modalità di gestione del personale.

enricolobina@tiscali.it



Il fascino mediocre della sinistra

22 06 2009

Da http://www.manifestosardo.org/

Enrico Lobina

La destra razzista e padronale, ma anche quella in doppiopetto, avanza in tutta Europa. I proletari del vecchio continente, invece che sfogarsi sui padroni, vomitano la loro rabbia sugli immigrati e sugli ultimi. Una catena senza fine. Ci sono le eccezioni: la Grecia, il Front de Gauche francese, la Die Linke tedesca. Ma la sostanza non cambia. In Italia la destra avanza. Berlusconi non ha avuto il plebiscito mussoliniano che si aspettava, ma incassa il 35,3%. La parte del leone la fa la Lega, 10.2%. Dilaga sopra il Po, lo oltrepassa e si afferma come terza forza italiana. A livello nazionale i vincitori son due: Lega Nord e Italia dei Valori (IdV). In Sardegna le cose vanno diversamente. Berlusconi ha voltato le spalle alla Sardegna, dopo aver promesso di tutto nella campagna elettorale di febbraio. E la Sardegna ha voltato le spalle a Berlusconi. In 4 mesi la maggioranza di Cappellacci non esiste più. Liquefatta. Centrali nucleari, scippo della Sassari-Olbia, spostamento del G8, morte sociale per i territori abitati dall’industria chimica, scomparsa delle scuole nelle zone interne e mortificazione della cultura. Difficile fare così tanti disastri in 4 mesi. Ci sono riusciti. Anche a livello regionale i vincitori sono due: Partito Democratico (PD) e IdV. Il PD ha raccolto il 35,6% dei consensi, 196.396 voti in termini assoluti. Quattro mesi fa era al 24,77%, con 202.067 voti. C’è stato un balzo in avanti dell’10,9%. L’IdV alle ultime elezioni regionali ha collezionato il 5,04%, pari a 41.138 voti. A questa tornata si attesta all’8,84%, per 48.756 voti, e diventa il terzo partito sardo. Qualcuno potrebbe obiettare che la PdL passa in Sardegna dal 30,2% di febbraio al 36,64 del 6-7 giugno. Si ricordino lorsignori che alle regionali in coalizione c’erano i Riformatori (6,79%), il Psd’az (4,29%) e altre liste minori che sostenevano Ugo Cappellacci. Prendano perciò atto della sconfitta. E la sinistra, comunista e non? Vivacchia, sopravvive, ma non intercetta il voto di protesta in uscita dal centrodestra. Questo soddisfa gli appetiti del PD sardo, uno dei partiti più litigiosi e divisi di sempre. Alle elezioni di febbraio le liste a sinistra del PD (Rifondazione Comunista, Rosso Mori, Comunisti Italiani, La Sinistra) hanno complessivamente raggiunto il 9,25%, pari a 75.535 voti. Le liste comuniste (PRC, PdCI) sono arrivate al 5,07%, 41.375 voti. A questa tornata non si sono presentati i Rosso Mori e qualcuno ha cambiato casacca. I socialisti di Peppino Balia e Mondino Ibba hanno stretto un’alleanza con le altre componenti di Sinistra e Libertà (SeL). I comunisti hanno corso insieme. Ottengono complessivamente il 4,79%, pari a 26.429 voti. SeL arriva al 2,95%, in termini assoluti 16.300 voti. Sia presi singolarmente che congiunti (7,74%) non si raggiungono le percentuali di febbraio 2009. E non stiamo neanche contando i socialisti! La sinistra, nelle sue varianti moderate e rivoluzionarie, si conferma poco credibile e poco attraente. In questi giorni è diventato perenne il commento: “se foste andati insieme avreste preso il 6%!”. Queste affermazioni, compiute da lavoratori, pensionati ed elettori democratici, nascondono sia una verità (l’unità è da sempre un valore per il movimento dei lavoratori) sia una incapacità. Incapacità di spiegare che chi fa riferimento al Partito Socialista Europeo (PSE) in questi anni ha votato quasi tutto insieme ai Partito Popolare Europeo (PPE) di Berlusconi e Casini. Sulle questioni sociali e sulla guerra c’è poca differenza tra PSE e PPE. La crisi economica, la più grave dal 1929, sta portando (in Italia ha già portato) a nuovi fascismi e nuove dittature. Le contraddizioni di classe, potenzialmente rivoluzionarie, non vengono svelate da nessun intellettuale collettivo. Per dirla con Lenin, non vi è l’elemento esterno capace di trasformare la classe in sé in classe per sé. La frivolezza nella costruzione dei gruppi dirigenti della sinistra non pare ci faccia ben sperare. Le elezioni, come se ce ne fosse bisogno, ce lo hanno confermato.



Alle elezioni europee VOTA COMUNISTA!

6 06 2009



Vigili del fuoco a Cagliari

2 06 2009

Racconta Pietro che Berlusconi era in Sardegna. I dirigenti decisero di mandare il mezzo migliore. Volevano fare bella figura. La squadra in centrale, quella che doveva fare il lavoro vero, prima di essere operativa doveva provare i mezzi, controllare che tutti gli attrezzi fossero funzionanti e utilizzabili. Il primo mezzo aveva la frizione squagliata. Il secondo aveva guasti meccanici importanti. Anche il terzo aveva qualche problema. Un lavoratore urlò: “basta, se lo facciano loro, io non controllo nulla!”. La rabbia di non poter fare il proprio dovere per colpa dell’apparenza. Santa Apparenza. Se quella sera ci fosse stata una emergenza seria, i Vigili del fuoco forse non sarebbero stati in grado di aiutare la popolazione. O l’avrebbero aiutata correndo seri rischi. In Francia i vigili del fuoco possono scioperare. In Italia no. È vietato. Racconta Pietro che, se potessero scioperare e spiegare agli italiani i loro problemi, salverebbero tante vite umane in più. Quando c’è un incendio, di notte, e la maschera è talmente vecchia che non vedi e che fai danni, di chi è la colpa? Capita che la tuta, dopo 8 ore di sudore e di interventi, passi da turnista a turnista. Capita che i precari abbiano ancora le magliettine non ignifughe. Una fiammella e son fritti. Cotti, letteralmente. Solo a Cagliari i vigili del fuoco precari sono 400. Quelli a tempo indeterminato 460. Secondo le stime del Ministero degli interni ne servirebbero altri 112 per completare la pianta organica. Secondo i lavoratori molti di più. Racconta Pietro che a fine anni ’70 le squadre erano formate da sette operativi. A fine anno ogni squadra metteva uno dietro l’altro 400-450 interventi. Oggi le squadre sono formate da cinque operativi, e gli interventi 2.000 all’anno. Senza i precari non riesci a fare nulla. Nulla. La percentuale di riassunzione è di 1 a 10: 10 vanno in pensione, 1 viene assunto. Ci sono capi-squadra che fanno i capi-turno, senza alcun riconoscimento aggiuntivo. E da qualche anno, a Cagliari, si è responsabili anche del controllo NBCR (nucleare, biologico, chimico, radiologico), che prima era compito delle forze NATO. Hanno le competenze, ma non i mezzi aggiuntivi necessari. Se vuoi diventare vigile del fuoco precario c’è un registro di volontari, che poi non sono volontari, al quale ti iscrivi. Dopo qualche mese ti arriva il decreto di nomina. Prima i discontinui, così si chiamano tra loro, erano coloro che avevano fatto il servizio di leva ausiliare nei vigili del fuoco. Ora dopo che entri nel registro fai le visite mediche, l’addestramento (non molto) ed un esame. Se si dovessero rispettare le medie europee, i vigili del fuoco italiani dovrebbero aumentare di 25.000 unità la propria pianta organica. Verrebbero stabilizzati i 400 discontinui cagliaritani e molte migliaia di altri precari in tutta Italia. E ci sarebbe spazio per altre assunzioni. Invece continua il precariato/schiavismo dei discontinui. Vengono chiamati per 20 giorni di seguito. Senza ferie. Se ti ammali, salti il turno. In quei 20 giorni avresti diritto ad un giorno in cui saltare il turno. Lo dovrebbe decidere il discontinuo. Spesso, però, lo decide non si sa bene chi. Arrivi, e ti dicono: “Pietro, tu riposi il giorno x”. Il sindacato attecchisce poco tra i discontinui. Non li conosce. E forse non si è neanche mai messo in testa che o si difendono i più sfruttati o anche gli altri, prima o poi, perdono quello che hanno conquistato. Anzi, l’hanno già perso. Alcuni vigili del fuoco a tempo indeterminato non sono solidali con i discontinui. Racconta Pietro che in magazzino è capitato che venisse rifiutato vestiario e guanti ai discontinui. È una guerra tra chi non ha niente e chi ha qualcosa. Sottoproletariato e proletariato. Il PCI, un tempo, si prese la briga di emancipare il sottoproletariato e di educare il proletariato alla solidarietà di classe. Racconta Pietro che sente il bisogno che qualcuno faccia la stessa cosa.
Una soluzione, dicono a Cagliari, potrebbe essere la regionalizzazione. Ma, coi Cappellacci che corrono, sembra una chimera.

ENRICO LOBINA

WWW.MANIFESTOSARDO.ORG



Barracca Manna: la periferia invisibile

18 05 2009

di Enrico Lobina

 

L’immaginario, riferito alle città, si costruisce percezioni positive. Si pensa Roma e Milano e si hanno in testa il Colosseo e il Duomo. Non Tor Bella Monaca o Quarto Oggiaro. Si pensa Cagliari e viene in mente Castello o il Poetto. Questo va bene per i turisti, non per i politici. Tanto meno per chi nelle città vive.

Barracca Manna è una collina ai confini di Cagliari. Pirri profonda. Negli anni ’70 si cominciò a costruire. Oggi ci abitano tra 6.000 e 10.000 cagliaritani.

L’abusivismo è un male. Costruire senza regole è un male. La pianificazione degli insediamenti urbani è una questione di civiltà. Serve a far vivere bene tutti.

A Barracca Manna ci fu abusivismo. L’abusivismo di chi, lavoratore non proprio benestante, voleva avere un tetto sopra la testa. Ma anche l’abusivismo di chi, magari amico di qualche consigliere comunale, voleva arricchirsi. Medi, piccoli e piccolissimi speculatori.

Questa era la situazione ieri. Oggi non è più così. Tutti hanno pagato. Avrebbe poco senso fare le pulci al passato. C’è chi ha pagato di più e chi ha pagato di meno. Si parta da un principio: devono essere rispettate le regole e, insieme, dobbiamo pensare e costruire il miglior quartiere possibile.

Oggi tante vie di Barracca Manna sono senza asfalto, senza fogne, senza acqua, senza illuminazione pubblica. Mancano i marciapiedi. Il fango e la strada sconnessa costringono molti anziani ad uscire solamente se è strettamente necessario.

Il Comune di Cagliari prevede di porvi rimedio. Ha diviso i lavori in 5 lotti. La spesa preventivata è di 18 milioni di euro. Per ora in cassa ce ne sono 3. Alcuni arriveranno dalle casse regionali, con la quale il Comune può aprire un contenzioso riguardo dei mancati guadagni all’erario di via Roma causati da alcune leggi regionali in materia urbanistica.

Non sappiamo se si troveranno i soldi per terminare i lavori di urbanizzazione primaria. Sappiamo che gli abitanti di Barracca Manna, così come gli altri cagliaritani, ne hanno diritto. Perché finora sono stati trattati come cittadini di serie B? Alla selezione di classe aggiungiamo la selezione territoriale? A seconda del quartiere in cui si abita si hanno più o meno diritti, più o meno servizi?

Una amministrazione seria deve pensare esattamente il contrario. Bisogna ribaltare il discorso. Lavorare per il riequilibrio territoriale. Dare di più a chi ha di meno. Il comitato di quartiere, i cittadini di questo pezzo di città, hanno le idee chiare. Subito la urbanizzazione primaria. E i poliziotti, i carabinieri, vadano a presidiare le periferie invece che via Garibaldi o via Roma o le vie dei consiglieri comunali di destra.

Immediatamente dopo le opere di urbanizzazione primaria ci si concentri sulle opere di urbanizzazione secondaria: asili, scuole, autobus, uffici, negozi, mercati, centri sportivi, centri sociali.

Ma ci sono anche altri problemi. Al confine tra Cagliari e Selargius (località is Corrias) una centrale ENEL ad alta tensione rischia di creare gravi danni sanitari (elettrosmog) in un’area oggi fortemente popolata.

Rendiamo visibili le nostre periferie. Ne hanno bisogno.

 

Tratto da: Manifesto Sardo, n. 50