Direttivo del Circolo PRC “Palmiro Togliatti” di Cagliari

18 11 2011

Giovannino Deriu (Segretario)
Alessandra Gargiulo (Resp. dell’organizzazione)
Francesco Lamonica (Tesoriere)
Nicola Calledda
Alessandro Lobina
Clara Monni
Enrico Onano
Gabriele Soro
Giacomo Spanu
Elena Tradori
Marco Atzeni (Presidente del Collegio di garanzia)
Fabio Aresu
Mattia Marras



Alle elezioni europee VOTA COMUNISTA!

6 06 2009



Il 15 e 16 febbraio vota Comunista, vota Stocchino

7 02 2009



Cena sociale in via San Giacomo

28 11 2008

venerdì 28 novembre dalle ore 20.30
via San Giacomo 117 Villanova - Casteddu
CENA DI SOSTEGNO ALLA SEDE INTERGRUPPI

da Novembre 2008 la sede di Via San Giacomo 117
è condivisa da 4 gruppi:

- A Foras - atòbiu casteddayu contra a s’ocupadura militari de sa Sardinnya
- A Manca pro s’Indipendèntzia - setzioni de Casteddu
- Associazione Don Chisciotte
- Associazione Culturale VitaminaCirco

la sede vuole essere un punto di riferimento politico, culturale e sociale
del quartiere e dell’intera città

la cena sarà a sottoscrizione libera.
Menù:
malloreddus
frittate
insalate
binu



Non esistono stanze dorate. Partiamo da noi

16 11 2008

Cari compagni,

vi ripropongo l’articolo del compagno Grassi apparso oggi su Liberazione. Credo che debba essere discusso e diffuso nel corpo del partito, tra i nostri iscritti, ma anche all’esterno. Si tratta di un piccolo ma importante passo.

Saluti

Enrico Lobina

Non esistono stanze dorate. Partiamo da noi

Claudio Grassi*


Quella di martedì è stata una riunione importante per la Direzione nazionale. Non soltanto perché il partito, con grande responsabilità, ha ribadito l’impegno a lavorare affinché Liberazione possa sopravvivere e rilanciarsi, divenendo parte essenziale del progetto di ricostruzione del Prc e del suo insediamento territoriale. Ma anche perché essa ha approvato il nuovo regolamento economico e organizzativo del partito.
Ne aveva già dato notizia lo scorso 5 novembre il manifesto , anticipando i contenuti di un testo votato soltanto nel corso di quest’ultima riunione. Qual è la ratio complessiva del regolamento e quali innovazioni introduce?
La logica che sottende il regolamento è semplice: chiarire sin dagli atti relativi alla nostra organizzazione interna il senso di una svolta necessaria. E cioè che il partito cambia e, in sintonia con i deliberati della conferenza d’organizzazione di Carrara, prova a riporre al centro della propria attività un costume di sobrietà, equilibrio, austerità. Non si dà svolta politica (a sinistra, come ha chiarito il congresso) senza una svolta nei comportamenti concreti, finanche nell’etica complessiva del nostro partito.
La crisi economica investe tutti e investe - come sa bene chiunque paghi di tasca propria i soldi necessari per tenere aperte sul territorio le sedi dei nostri circoli - anche Rifondazione Comunista. E investe Rifondazione Comunista a maggior ragione in una congiuntura (che a dire il vero dura da diversi anni) in cui il partito si deve ogni anno far carico di ripianare i debiti del suo quotidiano (solo per il 2008 il Prc verserà, tra ricapitalizzazione e copertura delle perdite, circa 3 milioni e 800 mila euro: oltre il 30% del suo bilancio annuale).
Di fronte a questa situazione cosa abbiamo deciso di fare? Cercare di salvaguardare i posti di lavoro dei dipendenti del partito, garantendo livelli salariali più che dignitosi, diminuendo ampiamente le spese non essenziali e gli stipendi più alti.
Provvedimenti molto concreti, che a mio avviso sono la cifra di una nuova consapevolezza che ha maturato il partito, anche rispetto a se stesso: l’indennità di funzione del segretario nazionale passa da 5.300 euro a 3.000; quella dei membri della segreteria da 2.500 a 2.200. I parlamentari che verranno eletti (ce lo auguriamo…) nella prossima legislatura verseranno al partito l’intero ammontare del loro stipendio ad eccezione di 3.200 euro (e non soltanto il 55%, come stabiliva il regolamento precedente) e, al termine della legislatura, verseranno il 50% della propria indennità di fine mandato (e non più il 30%). I consiglieri regionali e gli eventuali assessori regionali, i consiglieri provinciali e gli eventuali assessori provinciali, che in precedenza versavano al partito il 55% dei propri emolumenti, ora percepiranno, al massimo, 2.200 euro al mese.
Tutto questo determina una condizione per cui il disequilibrio tra lo stipendio dell’impiegato neo-assunto con funzioni di segreteria e quello del segretario nazionale del partito è notevolmente più contenuto rispetto al passato. Brutalizzando: se nelle grandi aziende italiane il rapporto tra lo stipendio di un top manager e il salario di un operaio è di 1 a 130, da oggi nel nostro partito il rapporto tra lo stipendio più alto e quello più basso sarà di 1 a 2.
Contestualmente, si è deciso di introdurre criteri più tassativi e rigidi per i rimborsi validi per le iniziative sui territori, scoraggiando e impedendo lo spreco di risorse così vitali per lo stato attuale delle nostre finanze.
Infine, per consentire un aumento equilibrato delle entrate si sono introdotte soglie minime per le quote di iscrizione secondo un criterio di progressività: 20 euro per giovani, studenti, cassaintegrati, disoccupati e pensionati al minimo e 40 euro per tutti gli altri. Si tratta di un provvedimento importante per tre ragioni: perché riafferma la centralità del principio dell’auto-finanziamento, instradando nei fatti il partito nella direzione dell’autonomia dai ceti istituzionali (un partito che dipende soltanto o essenzialmente dagli eletti è un partito non autonomo nelle sue scelte politiche), perché chiede un maggiore coinvolgimento dei propri iscritti (creando un vincolo più forte tra i compagni e i circoli territoriali), e perché bandisce lo scempio che purtroppo il partito ha dovuto subire negli ultimi anni derivante dalla iscrizione in massa alle vigilie dei congressi di centinaia di compagne e compagni con quote di adesione irrisorie.
Non passa certo da qui, in misura prevalente, il nostro reinsediamento sociale e la sfida della opposizione politica e sociale al governo delle destre e a Confindustria. Tuttavia da oggi i nostri detrattori hanno un argomento in meno. Non esistono, per noi comunisti, stanze dorate della politica separate dalla società che tutti viviamo (e soffriamo) ogni giorno. Proviamo a partire anche da qui, dal nostro piccolo.
*responsabile nazionale Organizzazione



Anche a Cagliari contro il caro vita

24 10 2008

Anche a Cagliari il Prc si mobilita, come in altre trecento piazze contro il Carovita.

Alle ore 10 il circolo Togliatti sarà al mercato di San Benedetto

http://www.esserecomunisti.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=26265



Il Giovannino

19 10 2008

Da Liberatzione Sarda

I comunisti tra congressi ed elezioni

Il terremoto politico rappresentato dalle ultime elezioni è tanto più grave quanto più produce effetti dilatati e differiti nel tempo. Le conseguenze immediate sono state devastanti per tutta l’area politica della sinistra d’alternativa, oggi priva di rappresentanza in parlamento; tuttavia esiste un margine per poter scongiurare ricadute di più lunga gittata. Un margine costituito dalla strada lunga e faticosa del ripensamento e della ricostruzione di una politica di classe da percorrere anche con una coraggiosa opera di sperimentazione di forme nuove nel radicamento sociale. Con facili scorciatoie non si ricostruisce un progetto politico. Con la sommatoria di gruppi dirigenti non si esce da una crisi che non è degli ultimi mesi ma di troppi anni. Le facili scorciatoie sono appetibili per piccoli gruppi di potere o per fenomeni di lobbie che trasversalmente interessano anche le forze della sinistra più radicale; possono condurre ad approdi differenti ma ugualmente inefficaci rispetto alla nostra ambizione. C’è il rischio di dare una risposta solo istituzionalista alla crisi più complessiva che attraversa noi comunisti e il resto della sinistra. L’altro rischio è rappresentato dalla tentazione di proporre pratiche di mera testimonianza incapaci di incidere nella società. Ritengo che la soluzione corretta non equivalga alla sintesi tra due soluzioni sbagliate; la soluzione va perseguita attraverso quella strada lunga e faticosa che i comunisti conoscono bene e che non intendono abbandonare neppure in situazioni più difficili. Nessuno può onestamente confondere il massimalismo testimoniale con il richiamo all’identità comunista. Le copiose e indicibili affermazioni di Vendola e Bertinotti che vorrebbero annerire sotto una cappa di fumosa retorica la gloriosa storia comunista del XX secolo non sono soltanto disoneste, sono pure funzionali a un’operazione politica perdente. Mi riferisco all’operazione politica identificata con la formula “costituente della sinistra”. Essa è la negazione in chiave moderata del progetto politico di Rifondazione, del suo ruolo storico. La stessa questione dell’unità della sinistra è clamorosamente contraddetta dal fatto che si mira a formare un nuovo soggetto politico sulla base della rottura di partiti esistenti. L’unità a sinistra si persegue con un continuo e umile lavoro di ricerca e di iniziativa comune, non con arroganti richiami a processi aggregativi irreversibili “con chi ci sta”.

Nell’uscire dalla crisi della sinistra antagonista si misurano differenti culture politiche ed è chiaro che la discriminante non è data da chi fa i conti con la vittoria della destra o chi li fa con la sconfitta della sinistra. La discriminante è data dalla resa o meno alle politiche moderate. Altra discriminante è data dall’idea di privilegiare le alleanze fra ceti politici piuttosto che la ricostruzione di relazioni col tessuto sociale. I conti con la vittoria della destra razzista e affarista di Berlusconi li dobbiamo fare tutti costruendo un’opposizione risoluta a questo Governo e alle sue politiche. Ma il cuore dell’opposizione sta ancora una volta nel Partito Comunista, non altrove.

Il bipolarismo del nostro sistema politico non è la causa della tendente marginalizzazione dei comunisti; è l’effetto dei rapporti di forza che sovrastano una forza alternativa come il PRC in nome di una normalizzazione che richiama tutto e tutti verso posizioni moderate e perciò funzionali alla borghesia. Ho motivo di ritenere che gli ostacoli che incontreremo nel nostro lungo e faticoso cammino non saranno le leggi elettorali o gli sbarramenti aritmetici. Sarà molto più problematico, per quanto necessario orientare la propria strategia alla modifica dei rapporti di forza nella società. Contestualmente occorre rinverdire quel binomio “unità e autonomia” che da sempre caratterizza lo spirito con cui Rifondazione si misura con le forze democratiche e di progresso. Isolamento e subalternità son due facce della stessa medaglia. I comunisti non possono riconoscersi in macroalleanze organiche egemonizzate da poteri forti, ma non possono neppure esimersi dal ricercare intese, anche di Governo, per ottenere conquiste utili ai lavoratori e alle masse popolari. I militanti comunisti sapranno ripartire ancora una volta da zero ma con un senso di appartenenza che spinge oltre le scadenze elettorali o le dispute congressuali. E’ questa, ancora oggi, la forza del Partito della Rifondazione Comunista. Ancora una volta c’è un lavoro di lunga lena ad attenderci.

di Giovannino Deriu

Comitato regionale PRC



La sanità in Cina

15 10 2008

Care compagne e compagni,

il Sardegna del 15 ottobre ospita un mio piccolo intervento sulla sanità cinese. Spero di farvi cosa gradita se ve lo giro.

A presto,
Enrico Lobina

Michael, giovane musicista che sta cercando un futuro a Pechino, ha pagato 1.000 euro per un’appendicite. Si trattava di un ospedale di medio livello: stanza sporca e infermieri poco interessati al paziente.

Un cinese avrebbe dovuto sborsare la stessa cifra. Un cinese di città, con grandi difficoltà, se lo sarebbe potuto permettere. Un cinese di campagna no.

Nel 1949 l’aspettativa di vita alla nascita era 35 anni. La realizzazione del modello di sanità pubblica voluto dai comunisti costituì, seppur tra alti e bassi, un successo mondiale. L’aspettativa di vita, alla fine degli anni settanta, era quasi raddoppiata: 66 anni.

Dal 1980 la sanità è stata privatizzata. L’aspettativa di vita ha continuato lentamente a crescere. Però oggi la sanità è un tallone d’Achille dello stato. Centinaia di milioni di contadini e di poveri non hanno accesso alle cure sanitarie di cui avrebbero bisogno. Non le possono pagare. I rischi di epidemie e pandemie sono sempre più presenti.

In questa cornice il regime ha introdotto, nel 2003, lo Schema Medico Cooperativo Rurale.

E’ uno strumento assicurativo volontario. Gestito a livello locale, viene finanziato dall’utente e dal governo. L’80% della popolazione rurale ne usufruisce. Sembra, però, che i risultati siano stati un incremento delle visite e dei ricoveri. Che in parte si pagano. In ogni caso, la parte più povera della popolazione rimane esclusa.

Il governo cinese, tra tentennamenti e difficoltà, vorrebbe affrontare la situazione. Che rischia di vanificare anni di crescita economica.

Per i sardi, che usufruiscono di uno dei sistemi sanitari migliori al mondo, un promemoria: difendiamo ciò che abbiamo e miglioriamolo.



Venerdì 17 Cena popolare al circolo

15 10 2008

Per tutti i compagni e le compagne interessati.

Venerdì al circolo ci sarà cena popolare. Lo chef della serata sarà Riccardo e la portata più importante sono i malloreddus.

Invitiamo tutti a venire, anche per darci una mano per l’affitto.

Appuntamento alle 19 per aperitivo e poi si passa direttamente alla cena.

Per gli iscritti è il momento giusto di versare la propria sottoscrizione



Classi d’inserimento…

15 10 2008

denominazione: “classi di inserimento”. Fassino: “Regressione culturale”

Classi ponte per alunni stranieri
Sì della Camera a mozione Lega

Classi ponte per alunni stranieri Sì della Camera a mozione LegaMaria Stella Gelmini

ROMA - Classi “d’inserimento” per bambini extracomunitari. La Camera ha approvato la mozione della Lega Nord in materia di accesso degli studenti stranieri alla scuola dell’obbligo. Il testo, approvato dopo un infiammato dibattito, è passato con una diversa denominazione: non più “classi ponte”, così come originariamente indicato nella mozione presentata dal leghista Roberto Cota, ma la nuova denominazione che parla, appunto di “classi di inserimento”. E’ stato il vice capogruppo vicario del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, a proporre di cambiare il nome all’oggetto per “rendere più evidente l’obiettivo della proposta, ossia l’integrazione degli studenti”. Per Piero Fassino si tratta invece di “una regressione
culturale prima ancora che politica”, “e non solo produce un principio di discriminazione ma, e questa è la cosa più grave, discrimina tra i bambini e i più piccoli, che è la cosa più abbietta”.

Il testo della maggioranza è passato con 256 sì, 246 no e un astenuto. Bocciate le mozioni dell’opposizione. Il testo approvato a Montecitorio impegna il governo a “rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, favorendo il loro ingresso, previo superamento di test e specifiche prove di valutazione”. “Favorendo”, dunque, e non più “autorizzando” come si leggeva nel testo originario: una modifica sostanziale che sottolinea il valore non selettivo della norma. A chi non supera i suddetti test vengono messe a disposizione le “classi ponte che consentano agli studenti stranieri di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all’ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti”.


La mozione impegna inoltre il governo “a non consentire in ogni caso ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ciascun anno, al fine di un razionale ed agevole inserimento degli studenti stranieri nelle nostre scuole”. Infine, si prevede “una distribuzione degli studenti stranieri proporzionata al numero complessivo degli alunni per classe, per favorirne la piena integrazione e scongiurare il rischio della formazione di classi di soli alunni stranieri”, oltre che “nelle classi ponte, l’attuazione di percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l’elaborazione di un curriculum formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, oltre che dell’educazione alla legalità e alla cittadinanza”.
(15 ottobre 2008)